Bitcoin Venezia “virtual” Meetup

Ieri insieme a Ferdinando Ametrano ho avuto il piacere di partecipare in qualità di relatore (ovviamente da remoto) al meetup organizzato da Interlogica e moderato dal bravissimo Nicola Barozzi. Si è parlato per due ore in modalità aperta e interattiva e non in modo professorale e monodirezionale. I temi toccati sono stati tanti: oro fisico e oro digitale, cryptoexchange, bitcoin moneta sì o monetà no, stablecoin e di tante altre cose interessanti ma soprattutto si è stabilito che la pandemia non ci ferma e che il futuro non lo puoi prevedere ma lo puoi immaginare.

ICO, token sale, legal stuff e cosa c’entra Howey e i campi di grano?

Il test di Howey è un test della SEC (autorità americana che vigila sui mercati finanziari) che mette alla prova un’offerta finanaziaria e ne rivela eventualmente la natura di contratto di investimento che come tale sarebbe soggetto a delle specifiche regolamentali che, se non rispettate, configurerebbero una raccolta illegale di capitali e porterebbero ad un conseguente procedimento penale.

Il nome risale al giugno del 1946, quando la società Howey, una società agricola, decise di affittare metà della sua proprietà per “finanziare un ulteriore sviluppo del business“. Non era la prima volta che un agricoltore offriva un tratto di terra come contratto di investimento.

 

Sembra incredibile che ancora oggi dopo 70 anni la sentenza di SEC Vs Howey Co. possa avere un impatto sul mercato dei servizi legati alla blockchain.

Il caso di Howey ha sfidato la convinzione prevalente di ciò che una security. Quando Howey Co. vendeva parecchie centinaia di acri di terra a diversi uomini d’affari “attratti dall’aspettativa di profitti sostanziali”, questo configurava di fatto un’impresa specifica tra due entità: una che fornisce il lavoro e la gestione ed l’altra che fornisce il capitale (attraverso un contratto di locazione). Così, la parte “priva delle conoscenze, delle abilità e delle attrezzature necessarie per la cura e la coltivazione degli alberi di agrumi”, diventava proprietaria di terreni nominali grazie alla firma su un contratto.

Nel firmare questo contratto questi investitori divennero effettivamente speculatori e la terra era il loro veicolo di investimento “con l’aspettativa che avrebbero guadagnato un profitto solo attraverso gli sforzi del promotore o di qualcuno diverso da se stessi”. Gli acquirenti di agrifoglio di Howey sono entrati a pieno titolo nel territorio legale dei contratti di investimento.

Mancando di registrare tali operazioni alla Securities Exchange Commission (SEC), un requisito codificato nel 1933 Securities Act, Howey Co. ha violato la legge federale.

La SEC presentò un provvedimento per impedire la vendita di questi contratti e nel maggio 1946 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha confermato tale posizione affermando che i contratti di Howey erano contratti di investimento e come tali dovevano essere regolati.

 

SEC Vs Howey Co. è diventato un caso influente e la sentenza ha generato il test di Howey,

un semplice criterio per determinare la competenza della SEC giurisdizione sui titoli. Se questo test è soddisfatto è irrilevante se l’impresa sia speculativa o non-speculativa, o se esista una vendita di proprietà con o senza valore intrinseco. La cosa importante è che se il sistema comporta un investimento in denaro in un’impresa comune dove una parte riceve i profitti prodotti dagli sforzi dell’altra parte allora siamo di fronte ad una security.

Questo test si applica quindi anche ai token su blockchain. L’ascesa dei token digitali pone complesse questioni legali in materia di giurisdizione e regolamentazione.

Secondo tale test siamo in presenza di un contratto di investimento se:

1. E’ presente un investimento in denaro o altro asset equivalente

2. Esiste una promessa di profitto atteso conseguente l’investimento

3. L’investimento è diretto ad una impresa comune

4. Chi investe si attende dei profitti che derivano dalla gestione dei fondi raccolti.

Il fatto che l’investimento possa essere tale anche se erogato in asset equivalenti al denaro piuttosto che usando denaro a corso legale rende le ICO e la raccolta di capitale in criptovalute potenziali positivi al test di Howey.

 

La SEC ha analizzato il caso di TheDAO

per determinare le responsabilità e inquadrarlo nel contesto delle regole e leggi vigenti. Il risultato di questa investigazione è un rapporto dettagliato che mette alcuni paletti e fa un po’ di chiarezza rispetto all’idea di totale deregulation ispirata dalle nuove tecnologie.

La primissima conclusione è che la Commissione non intende avviare una causa contro Slock.it né contro nessuno dei protagonisti come i curatori o gli advisor. Questo non significa che qualcun altro non potrà in futuro fare causa a queste persone, ma il fatto che la SEC non lo faccia stabilisce sicuramente un fatto rilevante.

La seconda conclusione molto importante è che alla fine delle analisi svolte dalla Commissione questa ha stabilito che i Token di TheDAO sono Security secondo la legge americana e come tali dovrebbero rispettarne i vincoli e le regolamentazioni.

 

Quindi la vostra ICO come si configura? Avete fatto il test di Howey?

Beh, informatevi prima di vendere token sul mercato US.

 

 

Se ti è piaciuto l’articolo potresti scaricare il mio Kindle ebook I bitcoin sotto il materasso.

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Ultima raccomandazione: niente di quello che scrivo è un invito ad investire i tuoi soldi, è al massimo un invito a conoscere la tecnologia sottostante. Se investi non investire più di quello che sei disposto a perdere e soprattutto non investire in cose che non capisci, siano queste i bitcoin, Ripple o bipcucù (cit.)

Per il tuo prossimo progetto conia una nuova moneta

Chiedere i soldi a family and friends per finanziare il nostro prossimo progetto è naive, andare da un business angel demodé, e i venture capital? i pitch? gli elevator pitch, che già nel nome suggeriscono l’immagine di un disperato che segue il capitalist dappertutto fin quando quest’ultimo gli concede giusto i 30 secondi di ascensore che separano il marciapiede dall’attico con vista. Oggi come minimo si fa un crowdfunding: bel video, prototipo di carta, facce sorridenti e poi molto social. Eppure anche questo sta passando, perché è più o meno alla portata di tutti, quindi lo fanno tutti, quindi tutto sparisce nel rumore delle tante proposte. Oggi ci sono i Bitcoin, quindi che bisogno c’è dei soldi? (ndr. comunque scherzo se non si fosse capito, donazioni in dollari, euro, etc. sono sempre benvenute)

Perché quello che oggi costa dieci, domani costa venti! Dopodomani costa trenta! I soldi passano, l’arte resta! (Guzzanti, da L’ottavo nano, episodio 8)

Ethereum

Vitalik è un ragazzino di 20 anni o poco più, look molto nerd, magrissimo, probabilmente un genio. Scrive di Bitcoin, quindi un giornalista. Non solo, scrive codice,  quindi un programmatore. Ha un’idea, decide di andare oltre Bitcoin, quindi un inventore. Perchè limitarsi ad una moneta per computer? Perché non mettere in piede un intero universo in cui i computer eseguono dei contratti digitali molto più articolati. Vitalik ha in mente il computer definitivo che non può essere mai spento. Il progetto è bello, la community Bitcoin lo ignora ma lui non si da per vinto. Lo chiama Ethereum e apre una prevendita della nuova valuta che sarà la linfa del nuovo sistema. E’ come un crowdfunding, compri ether usando Bitcoin, usi una valuta digitale esistente per comprarne una che esisterà (così speri).

L’avidità è giusta, l’avidità chiarifica (G. Gekko)

Se non bastassero i livelli di virtualizzazione (ether <- bitcoin <- dollari/euro <- debito <-sudore dei lavoratori onesti) visti fin qui sappiate che si può sempre andare oltre. Che ne dite di usare proprio Ethereum per costruire un contratto che emette azioni di un’organizzazione che non esiste nella realtà delle camere di commercio e dei notai, ma che esiste nella blockchain. Una specie di azienda fatta esclusivamente di chiavi crittografiche, attestazioni digitali, agenti artificiali. Troppo tardi! Ci hanno già pensato quelli di TheDAO. Prevendita di TheDAO token per circa un mese, a Giugno 2016, vari milioni di ether incassati dal contratto, un controvalore in $ di circa 150 milioni. Peccato che però è andato tutto all’aria, un solo piccolo problema di codice ha trasformato TheDAO nella vacca da mungere. Gli hacker si sono sifonati via tutto, nella realtà parallela numero 1, mentre non è successo nulla nell’universo parallelo numero 2. Di che parlo? Troppo lungo, ci vuole un altro post per raccontarlo. Per ora accontentiamoci di un link

Synereo

L’ultima in ordine di tempo, almeno tra quelle che riesco a seguire. Una nuova piattaforma di criptovaluta, un nuovo linguaggio per smart contract, una nuova raccolta fondi, ancora attiva per comprare gli AMP (la loro valuta appunto) in cambio di Bitcoin. Tuttavia anche carte e bonifici sono ben accetti. Hanno già raccolto un bel po’, per fare cosa? La loro idea è una blockchain ed una moneta fatta per dare supporto ad una social network decentralizzata dove si viene retribuiti in base ai contenuti. La chiamano Attention Economy. In questo mi ha ricordato la nostrana Paymeabit (ndr. ragazzi, forse dovevate creare una moneta anche voi).

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La cosa che mi ha colpito di Synereo è che la loro moneta era già scambiata negli exchange e aveva raggiunto una quotazione tale che i developer, nonché proprietari della maggiorparte della moneta, hanno deciso di “bruciare” 140 milioni di dollari (in controvalore) per dare credibilità al loro progetto. Troppi coin in mano ai developer non sarebbe apparso equo agli occhi della community.

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I Bitcoin sotto il materasso

La criptomoneta ora meno criptica

Questo libro è rivolto a chi ha solo sentito parlare di Bitcoin ma vuole saperne un po’ di più prima che sia troppo tardi e prima di ritrovarsi dalla parte di chi subisce la tecnologia e non la capisce. Strutturato quasi come il diario di viaggio dell’autore nel mondo Bitcoin, grazie ad un linguaggio semplice ed accattivante affronta anche i concetti più pesanti senza mai perdersi nei tecnicismi.

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Che ne direste di 1BTC = 1,000,000 $ ???

DISCLAIMER: qui si parla di cambio tra dollari e Bitcoin. Leggi il disclaimer

 

Da qualche settimana la quotazione Bitcoin su dollaro è cresciuta in modo impressionante fino a oltre 900$ per poi ridiscendere e risalire di nuovo stabilmente (si fa per dire) sui 700$. Considerato che pochi mesi fa stava a circa 100$ viene da chiedersi se si tratti di pura speculazione dalla quale stare lontani (si dice che al tavolo da gioco se dopo mezzora non hai capito chi è il pollo allora il pollo sei tu) oppure se ci sia qualche motivo più solido.

In Cina lo apprezzano più dell’Euro (e ci serviva proprio l’ennesimo colpo all’orgoglio della nostra moneta), negli States ne discutono a livello istituzionale e viene praticamente sdoganato dai funzionari del Tesoro americano, cosa che tralaltro ho appreso da un TG americano su rete TV satellitare  mentre al TG1 forse si discuteva della decadenza di Berlusconi o delle beghe tra Renzi e il PD.

Il fatto è che il Bitcoin ambisce ad essere un mezzo di pagamento globale, quindi teoricamente scambiabile a fronte di un’economia di trilioni di dollari (posto che “scacci” dal panorama le monete tradizionali) ed inoltre è un bene limitato by-design a circa 21 milioni di unità, non è inflazionabile per definizione. Quindi perché no? se la visione di Satoshi dovesse funzionare potremmo scoprire fra tre anni che 1 BTC  = 1,000,000 $

nota: volevo mettere una figura in questo post ma wordpress suggerisce soltanto foto di Berlusconi (siamo fritti)

Odissea SEPA – MtGox

MtGox è il più grosso cambiavaluta BTC/EUR/USD che ci sia in rete. Pare che l’80% degli scambi fra monete FIAT e BTC avvenga tramite BTC. Ci si iscrive e si ottiene un account verificato quando si spediscono le copie digitali dei propri documenti d’identità. Dopo questo passo è possibile caricare il proprio account. Il modo più diretto per caricare è un bonifico SEPA che è una modalità di trasferimento fondi tra banche europee. Nella fattispecie la banca che usa MtGox è in Polonia. Purtroppo nel mio caso ho avuto sfortuna ed il bonifico pur essendo partito regolarmente dalla mia banca italiana non veniva visto da MtGox.  Questa situazione è perdurata parecchi giorni con scambi di email, telefonate, tra me è MtGox, tra me e la mia banca e tra la mia banca e quella polacca la quale chiedeva 40E solo per far conoscere l’esito dei suoi controlli (40E che ovviamente mi son rifiutato di pagare), etc. etc. Alla fine dopo un po’ di nervosismo e quasi venti giorni il problema è stato risolto e penso che fosse colpa di qualcuno di MtGox che si era perso il mio bonifico da qualche parte. Tuttavia devo riconoscere che il loro helpdesk è piuttosto solerte e attento.

Bitcoin mining: coniare i Bitcoin è conveniente?

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A mining cart, Le Regourdou, Montignac, Dordogne, France. (Photo credit: Wikipedia)

DISCLAIMER: qui si riportano stime e valutazioni fatte con gli strumenti online riportati nei link e valide solo alla data del post. In nessun modo vanno intese come un suggerimento al mining e l’autore non è responsabile delle scelte che i lettori eventualmente faranno sull’acquisto di sistemi di mining.

 

Il mining è il modo in cui la rete Bitcoin premia coloro che mettono la loro capacità di calcolo al servizio delle transazioni. Circa ogni 10 minuti viene chiuso un blocco di transazioni e chi riesce a chiuderlo ha un premio pari a 25BTC in un certo senso generati dal nulla. In passato erano 50, ma con il passare del tempo saranno ridotte in modo che il numero totale dei BTC in circolazione non superi la cifra di 21M circa. Questo serve a tenere l’inflazione sotto controllo o meglio a zero. Al controvalore odierno di circa 100EUR=1BTC si capisce che stiamo parlando di circa 2000EUR di incentivo e non è poco. Ma il punto è se è ancora conveniente per un singolo utente usare il suo PC per minare Bitcoin. A dire il vero se ci affidiamo alla capacità della nostra CPU qualunque essa sia, la risposta è no. Infatti la difficoltà del proof-of-work oggi è tale che l’energia spesa in CPU sarebbe molto più costosa del controvalore ottenuto chiudendo un blocco di transazioni, sempre che si riesca a chiuderne almeno uno. Invece che cercare di chiudere un blocco da soli, un modo più pratico è quello di iscriversi ad un mining pool. Ci si iscrive ad una community online, si mette a disposizione il proprio hardware e in funzione della percentuale in cui si contribuisce si riceve una percentuale dei coin “minati”. Il mining consuma energia e bisogna capire se ne vale la pena. Il sito http://www.bitcoinx.com/profit/ fornisce un calcolatore per verificare la sostenibilità della propria attività di mining. Facciamo degli esempi:

CPU

un Core2 Duo riesce a produrre circa 150Khash/s, supponendo di aver speso 500EUR per il nostro hardware e che consumi 100W con un costo energia di 0,15 EUR a kilowattora secondo il calcolatore di cui sopra oggi (1BTC=100EUR, Difficoltà=12,153,412) in un periodo di tre mesi spenderei 32EUR di energia elettrica per ricavare l’equivalente di 0,07EUR circa. Quindi è escluso che convenga usare la CPU.

GPU

I nostri PC però sono dotati di processori grafici ad alte prestazioni, le GPU, che guarda caso possono parallelizzare benissimo questi calcoli. Una GPU come la GeForce 9400 ottiene un 1.3MHash/sec. Secondo gli stessi calcoli di cui sopra otterrei circa 0,6 EUR in tre mesi. Sempre troppo poco.

FPGA

Nell’escalation dell’hardware troviamo dei sistemi FPGA appositamente programmati per lo scopo come [http://fpgamining.com/products/x6500-rev3]. In tal caso otteniamo 400MHash/sec con 17W di consumo. Qui le cose cambiano drasticamente, in un periodo di tre mesi la proiezione dice un costo di circa 6EUR di bolletta elettrica a fronte di 140EUR di controvalore in Bitcoin.

ASIC

Infine ci sono gli ASIC  come questo, ossia circuiti integrati progettati per fare hashing. Con questi si arriva fino a 50GHash/sec, il costo dell’hardware dedicato è di circa 2500EUR in grado di produrre circa 2BTC al giorno per un controvalore totale di oltre 17000EUR nel periodo di tre mesi. Certo però bisogna stare attenti al fatto che il costruttore non dichiara quanto consuma la bestia e inoltre se i tempi di consegna sono lunghi nel frattempo aumenta la Difficoltà e quindi cala la probabilità di minare nuovi Bitcoin.

PPCoin, una moneta p2p più sicura del Bitcoin?

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The main chain (black) consists of the longest series of blocks from the genesis block (green) to the current block. Orphan blocks (purple) exist outside of the main chain. (Photo credit: Wikipedia)

La forza di una moneta sta anche nel fatto che deve essere difficile da contraffare. Almeno abbastanza difficile da richiedere un costo superiore al valore della moneta stessa. Nel campo della moneta digitale non c’è differenza, il Bitcoin deve essere difficile da contraffare. Che significa che nessuno può essere in grado di spendere lo stesso coin (o frazione) più di una volta. Se va in crisi questo concetto va in crisi il circuito Bitcoin nella sua interezza. Bitcoin basa questo principio sul concetto di proof-of-work, in pratica nessuno potrà alterare il registro distribuito delle transazioni perché questo richiederebbe troppo lavoro computazionale, bisognerebbe replicare daccapo ciò che tutta la rete ha fatto finora, transazione per transazione, dove ogni blocco di transazioni è stato validato da una proof-of-work. Possiamo immaginare  la proof-of-work come la soluzione di un problema di calcolo concettualmente semplice ma molto oneroso, per un umano sarebbe tipo trovare un ago in un pagliaio. Se uno è fortunato lo può trovare subito, ma mediamente occorrerà tantissimo lavoro. Il calcolo consiste nel trovare un numero che applicato ad una particolare funzione matematica non invertibile produca un risultato (in gergo chiamato hash) che inizi con un certa sequenza di cifre (ad esempio 10 volte zero). Chi ha una maggior capacità di hashing, misurata appunto in hash/sec, potrà “probabilmente” minare più blocchi di transazioni e ricevere sempre più incentivi. Questo principio del proof-of-work sembra aver funzionato bene finora in BTC ma ha uno svantaggio: richiede energia. E la cosa grave è che Bitcoin è stato progettato per porre problemi sempre più onerosi (pagliai sempre più grandi o aghi sempre più piccoli) man mano che il tempo passa riducendo anche nel tempo l’incentivo ai nodi che risolvono la proof-of-work (inizialmente era 50BTC, oggi è già dimezzato a 25). Questi due fattori pongono la questione se sarà ancora conveniente per i nodi lavorare alla proof-of-work anche in futuro. Uno scenario catastrofico è quello del monopolio malevolo, ossìa un “qualcuno” che intende prendere il monopolio del circuito digitale con lo scopo di annientarlo. Quando molti nodi desistono dalla ricerca del proof-of-work diventa più probabile che una singola entità possa disporre del 51% della capacità totale di calcolo della rete in termini di  hash/sec e quindi riuscire a monopolizzare la scrittura sulle transazioni. Questo gli permetterebbe anche di falsificare la moneta effettuando double spending (cioè spendendo due volte lo stesso BTC) rendendo la valuta inutile come mezzo di scambio.

Per questo motivo è stata ideata una nuova cripto moneta, alternativa al Bitcoin, chiamata PPCoin che sfrutta insieme al proof-of-work un altro concetto: il proof-of-stake. La differenza tra proof-of-work e proof-of-stake può essere riassunta così: il proof-of-work ottenibile da un nodo è proporzionale alla sua capacità di calcolo relativa, cioè se un nodo A è capace del 20% della capacità totale della rete in termini di hash/sec allora mediamente risolverà il 20% del proof-of-work e otterrà il 20% degli incentivi. Differentemente, nel sistema basato su proof-of-stake tale percentuale è limitata alla percentuale della quantità di moneta posseduta dal nodo. Cioè chi possiede il 10% della moneta totale al massimo potrà “minare” il 10% dei blocchi di transazioni. Questo appare a prima vista un approccio plutocratico (chi è ricco diventa più ricco), ma in realtà non è così, la vera risorsa a disposizione di chi è ricco non sono i coin digitali, ma l’energia reale e quindi la potenza di calcolo. Nel caso di proof-of-work, il monopolista potrebbe investire milioni di dollari per acquisire la capacità di calcolo necessarie, mettere in crisi la credibilità della moneta e poi rivendere l’hardware con una perdita limitata. Un fattore che rende l’attacco monopolistico ad un sistema basato su proof-of-stake inutile è che l’acquisizione del monopolio passa dall’acquisizione di una grande percentuale della  moneta digitale attraverso lo scambio dollari/coin digitali (o altri beni in cambio di coin digitali). Questo porterebbe il monopolista malevolo nella condizione di rendere nullo il valore di scambio della moneta digitale e quindi distruggere il circuito con un grande sforzo restando però con un pugno di mosche in mano essendo contemporaneamente il maggior possessore di coin digitali.

Comprare i bitcoin con Paypal … non è facile

Chilbo:  Banking and Exchange Kiosk

Condivido la mia breve esperienza di acquisto di bitcoin attraverso l’uso di Paypal. Si comincia scaricando il wallet bitcoin partendo da bitcoin.org. Tra i vari wallet scelgo quello “grosso” ossià Bitcoin-Qt. Questo comincia a sincronizzarsi con la rete per ottenere la blockchain, ossia la lista di tutte le transazioni effettuate sul circuito bitcoin dall’inizio dei tempi, mi aspetto una media attesa e invece è lunghissima e mi porta la cpu a palla. Con le ventole alla massima velocità aspetto … mezzore, ore. Poi spengo e poi ripeto per vari giorni, 1-2 ore ogni volta. Alla fine il mio nodo è sincronizzato.

UPDATE: esistono tools che non scaricano tutta la blockchain e sono più veloci. Ad esempio MultiBit.

Ora cerco di capire come acquistare i BTC, non si può fare direttamente dal wallet, scopro che devo andare su qualche sito specializzato (i cambiavalute), comincio con MtGox, naturalmente voglio usare il mio Paypal, mi dà più sicurezza e non voglio usare carte o conti bancari, ma  scopro che MtGox non accetta Paypal. Provo altri siti, niente. Nessun sito accetta Paypal in cambio di BTC perché la cessione di questi non è reversibile mentre la transazione su Paypal lo è. Questo è un aspetto importantissimo dello scambio tra una moneta decentralizzata (btc) con una moneta tradizionale. Nella prima non esiste un’ autorità che possa revocare una transazione (questo per inciso apre scenari incredibili: nessuna autorità può disporre il blocco di un capitale o la revoca di un pagamento e già mi chiedo come sarebbe possibile esigere il pagamento di un debito).

Provo con OkPay, da qualche parte leggo che è un Paypal russo che permette di acquistare BTC, sono disposto a provarlo … ma neanche con questo riesco con facilità a spostarci un credito da Paypal. Alla fine trovo la mia soluzione: comprare Linden dollar da virwox usando Paypal, per poi scambiare Linden con btc. Sembra una soluzione buona e provo a comprare Linden, ma accidenti il mio Paypal non è verificato e non viene accettato. Ok, verifichiamo … Per effettuare la verifica Paypal ti addebita una piccola cifra (1,50) e poi ti chiede di spulciare nell’estratto conto per verificare che sia effettivamente tu a visualizzare la nota di addebito che è accompagnata da una causale con un codicillo numerico di verifica.

Fatta la verifica di Paypal vado su virwox e compro i Linden dollari, e qui già la prima piccola amarezza, da una cifra in euro iniziale, tolte le commissioni per l’uso di Paypal il conto su VirWox non consente di usare i centesimi di euro per gli scambi, quindi un account di 7,34 EUR per esempio ne usi 7,00 per gli scambi e i 0,34 restano lì senza utilità alcuna. Alla fine del giro con piccole cifre ci si perde parecchio , ad esempio ho speso 16EUR per un controvalore di 0,12BTC, che sulla piazza di MtGox sono scambiati a circa 10EUR in questo momento. Ma questo perché ci sono commissioni e ho dovuto fare una doppia transazione da EUR a Linden e da Linden a BTC. Insomma, comprare BTC con Paypal è possibile ma non è certo molto conveniente.