Green Pass in blockchain, no grazie.

Sulla supposta necessità di fare il green pass su blockchain anche alla luce dell’incidente informatico della Regione Lazio mi sento di dover scrivere due righe. 

Sono un appassionato della tecnologia e dell’ecosistema nato intorno alla blockchain e alle criptovalute ma non mi piace sentirne parlare come della panacea di tutti i mali. Veniamo al caso specifico: in cosa la blockchain sarebbe meglio di un sistema “normale”?

Pensiamo alla disponibilità dei dati? Certamente la blockchain è una struttura dati replicata in migliaia di copie ma a che costo? Ed inoltre nella blockchain (quella vera) lo storage costa moltissimo. Se invece stiamo chiamando “blockchain” lo storage distribuito su ipfs allora chiamiamolo “storage distribuito su ipfs”, che è una cosa diversa dalla blockchain. E anche lì la disponibilità del dato richiede “organizzazione”, non sta lì solo perché qualcuno ce lo mette, bisogna affidarsi ad un servizio di pin, ergo serve pagare = organizzarsi per sapere chi e cosa pagare.

Veniamo ad un’altra caratteristica necessaria per un servizio come il green pass: la privatezza del dato. Le blockchain (quelle pubbliche, vere e sicure) non sono state progettate con la privatezza come requisito essenziale, almeno per ora è così. ZEC e Monero sono reti, comunque abbastanza piccole, che garantiscono privatezza (non cito le altre mille che sono interamente gestite da 2-3 persone) ma non penso siano adatte a memorizzare i green pass Italiani.

Veniamo all’integrità del dato, questa si assicura tramite hash, il fatto che le blockchain using l’hash per garantire l’integrità e la sequenzialità delle transazioni, non significa che ogni volta che abbiamo un problema di integrità dobbiamo usare una blockchain. Sarebbe come dire che siccome le chitarre hanno le corde, ogni volta che ci serve una corda dobbiamo comprare una chitarra.

Infine l’autenticità, le blockchain sono per definizione sistemi SISO (shit in shit out), quindi se un dato è falso resta falso anche nella blockchain. 

Il green pass è un documento emesso da una pubblica autorità, non è la conseguenza di un genesis block o il risultato del mining di server anonimi. Essendo un atto che deriva da un’autorità riconosciuta potrebbe essere firmato digitalmente da quest’ultima. Tale autorità potrebbe a sua volta avere una chiave pubblica ed una privata. La chiave pubblica può essere associata ad un certificato digitale che attesta “tale ente ha tale chiave pubblica”, questo genere di certificati digitali esiste da decenni e costituisce la base della PKI con cui l’intero web funziona già oggi. Esistono al mondo un numero di certification authority che sono considerate tali per ragioni storiche e i cui certificati sono pre-installati in browser e dispositivi digitali.  Qualsiasi documento come un diploma, un greenpass, una patente di guida etc. può essere firmata dall’ente che la emette e verificata da chiunque, e qui la cosa importante, anche in assenza di connessione del server dell’emittente.

Io credo che la blockchain sia una grande opportunità nella finanza, una grande soluzione per per evitare il double spending in assenza di un controllore, per garantire la massima trasparenza nelle transazioni commerciali e per la realizzazione di denaro programmabile e verificabile. Ma il green pass in blockchain tutto sommato non lo farei.

Tim gli NFT ed il WWW

Tim Berners-Lee ha messo in vendita nelle scorse settimane un #Nft (token non fungibile) del codice sorgente per il World Wide Web, di cui è stato l’autore nel 1989. Tale Nft è stato acquistato per oltre 5 milioni di dollari.

Chiunque avrebbe potuto prendere tale codice di pubblico dominio e venderlo con un NFT ma probabilmente se l’avessi fatto io o un altro pinco pallino qualunque non avrebbe avrebbe avuto nessun valore.

Il valore è dell’oggetto digitale che viene in qualche modo autografato digitalmente dal suo autore originale e grazie alla scarsità programmata e irrevocabile della blockchain potrà essere rivenduto e scambiato ancora ma non duplicato.

Non è il mio tipo preferito di NFT in quanto è esogeno (acquisisce valore grazie alla fama dell’autore) ma è comunque notevole. In un certo senso rispecchia quello che succede nell’arte moderna, un taglio su una tela se lo faccio io è una perdita economica (la tela), se lo fa Fontana è arte e lo posso rivendere per milioni perché nell’arte moderna l’arte è ciò che fa l’Artista.

Inutile quindi inondare il web di NFT con delle brutte bitmap senza che vengano dall’ispirazione un Artista.
Non si può cogliere il senso degli NFT collectible se non si è colto il senso del collezionismo tradizionale.

Gli NFT con valore endogeno sono invece quelli come i CryptoKitties e ancora meglio EulerBits di cui ho già parlato qualche tempo fa. Essi acquistano valore per la combinazione logica/scarsità/innovazione che prima di loro non esisteva anche se sono fatti da degli anonimi. Sono opere d’arte digitali senza Artista.

Crypto Exchange: centralizzati o decentralizzati

#dex Vs #cex. Interessanti i #dex ma vanno capiti e presentano anche qualche svantaggio.

Gli #exchange centralizzati sono basati sugli order book e per la verità anche qualche exchange decentralizzato ha provato questa strada.

Gli order book partono da un assunto fondamentale, per fare il prezzo servono gli ordini nel book e gli ordini sono inseriti dagli utenti maker mentre sono “consumati” dagli utenti che piazzano market orders, i cosiddetti taker. Il market making è quindi sostanzialmente manuale, oppure può essere automatizzato ma attraverso una mera automazione dell’inserimento di ordini nel book.

Nella #defi o finanza decentralizzata esiste però una categoria nuova di Automated market makers che fruiscono della programmabilità degli #smartcontracts  e non utilizzano il book degli ordini.

In questa categoria il sistema di Automated market makers determina il prezzo dell’asset che noi vogliamo acquistare indipendentemente dalla presenza o meno di una controparte che vuole vendere.

Esso sfrutta invece un algoritmo programmato per regolare i rapporti fra gli asset (in genere due ma potrebbero essere di più) presenti in un mercato. Sembra complicato ma in realtà è una semplice moltiplicazione. Ne parlo in questo articolo scritto per la rivista online Blockchain4Innovation.

Appunti di DeFi: i FlashLoans

#FlashLoans#DeFi
TL;DR concedere un prestito dopo che ci è stato restituito.

Iniziamo dalla fine, letteralmente. Dalla cosa più lontana dalla finanza tradizionale. Supponiamo di aver trovato un’opportunità di arbitraggio fra due mercati separati e che ci sia una finestra temporale breve per approfittarne. Ad esempio abbiamo un mercato M1 in cui un asset ha il prezzo di 1$ ed un mercato M2 in cui lo stesso asset ha il prezzo di $1.50. Se solo potessi comprare in M1 e rivendere in M2 farei subito un profitto di 0.50 a unità, ma purtroppo la cosa richiede un capitale per comprare in M1, quindi qualcuno ci deve fare un prestito e noi dobbiamo mettere un collaterale a copertura.

I flash loan invece permettono di ottenere un prestito da una pool P, utilizzarlo per un ordine di acquisto in M1, fare un ordine di vendita in M2, restituire il prestito a P più una piccola fee e fare tutto in un’unica transazione #blockchain perciò non divisibile. Se una delle azioni di cui sopra fallisce allora falliscono tutte e si ripristina lo stato iniziale senza rischi per nessuno (gas a parte). Questa meraviglia non si potrebbe fare nel mondo “reale” a meno che tu non sia #DrWho e usi #Tardis per tornare indietro nel tempo se qualcosa fallisce.
(image by aussiegall CC-BY #timetravel)

Tutti pazzi per gli NFT?

Fungible o non-fungible, questo è il problema

Prendendo in prestito il titolo della famosa rubrica “Forse non tutti sanno che …”

NFT sta per non-fungible token per distinguerlo dal fungible token. La fungibilità per dirla in parole povere è la qualità di un token di non avere qualità. Nel senso che i token fungibili sono tali perché non distinguibili l’uno dall’altro. Ad esempio da un punto di vista contabile una somma di 1 euro è equivalente ad ogni altra somma di 1 euro. In questo senso l’euro sembrerebbe fungibile. Stesso discorso vale per le criptovalute. Un bitcoin vale un bitcoin e non esistono bitcoin speciali. Qui è proprio il caso di dire che uno vale uno.

Questa affermazione non è del tutto esatta in quanto un bitcoin appena minato vale più di un bitcoin che ha attraversato varie transazioni perché quest’ultimo potrebbe venire “contestato” e non accettato a causa di un suo sospetto uso illecito. Per questo accettare bitcoin dagli sconosciuti non è una buona idea, ma questo è un altro discorso.

In un mondo ideale, senza truffe e senza blockchain intelligence, i coin come bitcoin, ether, dash, litecoin eccetera sono considerati appunto fungibili

L’arte e(è) i non-fungible token

Esistono però dei token che nascono appositamente per essere non fungibili. L’esempio più famoso di qualche anno fa è rappresentato dai famosi cripto kitties, ovvero degli oggetti collezionabili che esistono in quanto rappresentati in blockchain e come tali godono della proprietà dei token, ovvero della scarsità. In altre parole mentre un oggetto digitale in generale potrebbe essere copiato un numero infinito di volte, un criptokitty o altro NFT è un individuo unico, o comunque in serie limitata, e può essere trasferito come una moneta elettronica. In pratica il mio criptokitty è mio finché sono io a detenerne il diritto di trasferirlo, ma se lo cedo a qualcuno io non ce l’ho più. Questo non significa che io non possa copiare all’infinito il file con la faccia del mio criptokitty, ma per la blockchain io non sono più il proprietario.

Questo concetto è forse il più difficile da capire per chi cerca di avvicinarsi alla cripto arte. In pratica acquistando un NFT da 10 euro o 10 milioni di euro io non sto impedendo agli altri di prendere l’immagine e copiarla all’infinito e farne la propria immagine copertina su facebook, sto invece acquistando una sorta di certificato digitale che dice che quella bitmap era nelle mani di qualcuno ad una data certa (costituendo una prova di esistenza e di possesso salvo che qualcuno dimostri il contrario), e che questo qualcuno ha messo in vendita questa prova digitale e noi possiamo acquistarla e vederla nel nostro wallet preferito. La blockchain registra tutti i passaggi di proprietà, senza notaio e senza ACI, da un indirizzo all’altro.

Tecnicamente i token, sia quelli fungibili che quelli non-fungibili sono implementati in blockchain tramite due standard principali: EIP20 ed EIP721. Il perché di questi strani nomi risiede nel fatto che sono nati come Ethereum Improvement Proposal. Il numero è semplicemente dovuto al fatto che quando è stato proposto EIP20 esistevano già 19 proposte precedenti (che non necessariamente riguardavano i token) e quindi è stato numerato in modo seriale.

Siccome dare una definizione di cosa sia l’arte moderna è oltre la portata di questo post e probabilmente oltre la portata della mia mente, mi limito a solleticare il lettore con l’idea che in questo caso, come già è avvenuto in passato (pensiamo alla merda d’artista di Manzoni), l’arte non sta tanto nel contenuto quanto in realtà nel contenitore.

No alternative text description for this image

Senza dilungarmi sulle caratteristiche tecniche dobbiamo almeno dire che i token sono secondo la terminologia di Ethereum degli Smart Contract. Ovvero, qualcuno scrive un codice informatico che implementa delle opportune specifiche e lo rilascia in blockchain e come tale viene eseguito da tutti i nodi della rete. Non tutti gli smart contract sono token, ma praticamente tutti i token su ethereum sono implementati come smart contract EIP20 e EIP721. Tali standard sono diventati talmente popolari che perfino altre blockchain oltre ethereum hanno li hanno adottati (ad esempio Binance Smart Chain). La specifica fondamentale di un token EIP20 è quella di implementare delle query e delle transazioni per ottenere balance e trasferire fondi da un indirizzo all’altro. Limitandosi alle due fondamentali queste sono

transferFrom (from, to, amount)

balanceOf (address)

Sì, il codice non è simpatico e interrompe il flusso di lettura. Ma si capisce abbastanza bene che la prima trasferisce un certo ammontare di token dal conto di chi la invoca verso un conto chiamato “to”. Mentre la seconda ci dice a quanto ammonta il balance di un certo indirizzo. Questi sono i token fungibili. Ma quelli non fungibili?

La transazione di trasferimento in questo caso deve anche riportare quale esemplare del token vogliamo trasferire ed assume una forma

transferFrom (from, to, tokenId)

Ovvero, non è più la quantità “amount” che dobbiamo trasferire, ma l’esemplare particolare. Qui le cose si fanno un po’ complicate. Infatti in teoria basterebbe un solo smart contract eip721 per rappresentare tutti gli nft di tutti gli utenti (almeno su Ethereum), ma in realtà non è quello che succede. Ad esempio lo smart contract 

https://etherscan.io/address/0x06012c8cf97bead5deae237070f9587f8e7a266d

Rappresenta tutti i cryptokitties ma nessun altro collectible, e ogni diverso kitty ha un suo id unico. Il mio ad esempio è un gatto con id = 1950572

Bello! Vero? Ma perché il contratto 0x060…266d del mio gatto non viene usato per tutti i collectible del mondo? Dalle figurine dell’NBA fino alle opere d’arte. La risposta è che i cryptokitty oltre ad implementare il protocollo EIP721 hanno nel loro smart contract altre funzionalità proprie e non standard, come ad esempio il genoma ed il fatto di potersi accoppiare per generare altri esemplari.

Ho capito, quindi se voglio implementare un mio smart contract con funzioni speciali che sia anche compatibile EIP721 così da poterlo vedere scambiato su ogni piattaforma Ethereum la cosa è semplice. Lo voglio fare quanto costa?

Ora, a parte il costo del programmatore, prendendo semplicemente il codice dello smart contract e facendone il deployment il gas necessario (nel caso di criptokitty) è stato 3,769,599 gas (grazie a etherscan è possibile vedere la tx di contract creation). Oggi (21 marzo) con i valori di gas price mediani costerebbe circa 0.63 ether ovvero circa $1100 😱😱. Quindi pensiamoci bene se vogliamo mettere online un nuovo EIP721. Se abbiamo ambizioni di creare un ecosistema ed una app per molti utenti ha senso, altrimenti è solo un gran costo di gas.

La regola d’oro in Ethereum è: fare transazioni è costoso ma fare il deployment di nuovi contratti è super costoso. Ormai quasi quanto andare da un notaio.

One ring to rule ‘em all = ERC1155

Ci sono altri standard? La risposta è sì, ma nessuno al momento compete con EIP20 ed EIP721 per i token fungibili e infungibili. Qualcuno però ha avuto una brillante idea. Se ho la necessità di emettere tanti token diversi, ad esempio diversi token fungibili con simboli diversi, supply diversi, e magari anche qualche collezione di token non-fungibili e non voglio usare uno smart contract per ogni “token” come posso fare? La risposta è ERC1155, un nuovo standard in fase di rapida diffusione.

La sua caratteristica è la gestione in contemporanea di più asset, cioè un solo smart contract è in grado di tenere la contabilità di tanti token fungibili e non-fungibili. Ogni token è rappresentato da un suo Id specifico e tutti i token con supply=1 sono di fatto non-fungibili.
La sua funzione transfer quindi rispetto a quella di EIP20 si evolve in qualcosa di più barocco


// ERC-1155
function safeBatchTransferFrom(
address _from,
address _to,
uint256[] calldata _ids,
uint256[] calldata _values,
bytes calldata _data
) external;

Bella vero?

Dove in un colpo solo si possono trasferire da “from” a “to” diversi importi relativi a diversi token.

Mi chiedo perché a questo punto non abbiano previsto di fornire “from” e “to” come array anch’essi. Si sarebbe potuto implementare una super transazione per effettuare in un colpo scambi di una moltitudine di asset, per una moltitudine di importi scambiati e tra una moltitudine di pagatori/paganti. Ma forse sarebbe stato troppo complesso.

Esistono NFT al di fuori di Ethereum?

Sì, #Algorand ad esempio fornisce un supporto nativo alla creazione di asset sulla sua blockchain, i cosiddetti Algorand Standard Asset (ASA)

Non è necessario creare nessuno smart contract e fare complicati audit di sicurezza. Esiste un tipo di transazione che crea gli ASA punto e basta. Si inseriscono parametri come il supply e altri metadati necessari. Nel caso di un #NFT semplicemente si crea un nuovo ASA con supply pari a uno. Per quanto riguarda le fee di creazione trattandosi di una semplice transazione il costo è di 0.001 Algo.

Algorand è stata la scelta per il nostro progetto uncommon-creative.net

Algorand porta con sé un gran numero di innovazioni e pur essendo così giovane ha già un gran bell’ecosistema ed un sdk molto completo. In Uncommon Creative implementiamo smart legal contract e sistemi p2p per la soluzione delle dispute. Utilizziamo gli NFT sia per notarizzare i testi legali che per trasferire la proprietà intellettuale sviluppata durante l’esecuzione di un contratto. Incorporare un contratto legale in un NFT è interessante, permette ad esempio di trasferire obblighi e diritti del contratto ad un terzo con una transazione in blockchain. Allo stesso modo i diritti commerciali su un’opera possono essere trasferiti e tracciati in modo matematico sulla blockchain.

Occupy Wall Street by trading. Incredibile storia di GameStop

Quello che sta succedendo in questi giorni al titolo Gamestop è qualcosa di storico. Cercando come spiegarlo mi sono imbattuto nelle parole di Gianluigi Crimi in questo post che lo spiega molto meglio di come avrei potuto farlo io.

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Game Stop (GME) è un’azienda sull’orlo del fallimento. Vende videogiochi nei negozi fisici in un mondo in cui la fisicità sta scomparendo, specialmente per cose naturalmente immateriali come il software.Molti fondi e altre istituzioni finanziare con l’intenzione guadagnare dal ribasso della stessa si sono posizionati short sui mercati. Su reddit però dei trader freelancer hanno visto una ghiotta opportunità di guadagno e si sono organizzati per fare saltare le posizioni dei suddetti fondi. Quando salta una posizione short, chi ha quella posizione aperta deve chiuderla (il processo avviene automaticamente) con un ordine a mercato, questo fa alzare il prezzo e può portare alla chiusura di altre posizioni short innescando in alcuni casi un effetto domino che in linguaggio tecnico viene definito “short squeeze”. Tutto ciò insieme all’acquisto coordinato da parte dei redditors ha portato ad un aumento vertiginoso delle quotazioni di GME. Con enormi guadagni per i trader freelancer e con enormi perdite per i fondi istituzionali.Il titolo è stato sospeso più volte per eccesso di rialzo e per l’eccessiva volatilità e ora il CEO del Nasdaq propone di bloccare le contrattazioni per consentire ai fondi di riposizionarsi[1]. Discord ha anche chiuso i canali dedicati al trading [2], questo è avvenuto ufficialmente per violazioni di condotta negli stessi canali ma il dubbio di pressioni in merito è ovviamente altissimo, viste le quantità di soldi che girano e il potere, non solo economico, dei gruppi coinvolti. Personalmente ritengo queste cose come criminali! E no, non mi riferisco agli acquisti coordinati che sono legittimi e che anzi bilanciano lo strapotere dei grandi fondi. E’ allucinante che chi ha osannato negli anni il libero mercato e la legge della domanda e dell’offerta possa dire “se guadagniamo noi va bene, se guadagnano gli altri spegniamo tutto”.Parafrasando le parole di James Carville, riusate anche da Clinton nella campagna elettorale contro Bush non mi resta che dire loro:”It’s the market, stupid”!Altrettanto grave è il fatto che quando si parla di Bitcoin i vari soloni dicono che bisogna stare attenti perché non si tratta di mercati regolamentati*. Se la regolamentazione serve per avere degli attori privilegiati a cui viene consentito di cambiare le proprie scelte quando queste si rivelano perdenti allora spero che ciò non succeda mai a Bitcoin.Se libero mercato deve essere che libero mercato sia, sennò stoppiamo la finanza e ripensiamo il mondo!

Ps. credo che questo sia solo l’inizio e che assisteremo ad altri fenomeni simili in cui la velocità dei piccoli trader vada a sovvertire la forza dei grandi.

[1] https://www.mediaite.com/…/nasdaq-ceo-suggests-halt-to…/

[2] https://www.theverge.com/…/discord-bans-the-r…

*anche questa affermazione è falsa e la regolamentazione degli exchange avviene a vari livelli a partire dalle procedure di KYC/AML (Know Your Customer/Anti Money Laundering) che servono per l’antiriciclaggio.

Appunti di negoziazione 2: sparare il prezzo

In una qualunque negoziazione conviene o meno fare per primi il prezzo e mettere in chiaro subito le proprie aspettative?

Questa è la domanda delle domande. La saggezza suggerisce di far fare la mossa all’altro e poi agire con la contromossa. Nella narrativa del negoziato sembra sempre che chi spara per primo perde, ma è proprio così?.

Da dove deriva questa convinzione? Personalmente credo che derivi comunque dalla legittima necessità di acquisire vantaggio in una o più delle tre variabili della negoziazione: tempo, informazione e autorità.

(se non hai letto il mio precedente post sulle tre variabili vai qui )

Infatti in assenza di un chiaro riferimento sul prezzo, attendere che la controparte faccia la sua proposta rappresenta un modo di raccogliere informazione a noi ignota: ovvero quali sono le sue aspettative economiche.

Questa seppure valida considerazione però si scontra con un elemento psicologico molto forte della natura umana, il cosiddetto effetto ancora.

Ovvero, una volta che un prezzo è stato evocato esso diventa effettivamente un punto di ancoraggio mentale per tutte le successive conversazioni. Se chi vende dice 1000, chi compra cercherà di sicuro uno sconto ma sarà basato su quella cifra, intendendo quindi abbassarla ma senza urtare troppo la sensibilità del venditore negando completamente la sua richiesta.

Se invece chi compra dice 100, per il venditore sarà difficile salire. Di fatto chi vende dovrebbe sparare alto: scendere è facile, salire è difficile. Come in bicicletta.

Nell’articolo della Harvard Business School [1] vengono citate ricerche di carattere più scientifico, oltre che le mie semplici opinioni, dove è dimostrato che statisticamente l’effetto ancora esiste ed è ben visibile. Ad esempio gli agenti immobiliari a cui viene chiesta una valutazione neutrale di un immobile mediamente sono ancorati al prezzo di riferimento se lo conoscono. Ed in un’altra ricerca mostra come mediamente il prezzo finale risulti più vantaggioso per chi fa la prima offerta.

Fare la prima offerta però è un’arte anche quella. Bisogna essere sfacciati ed aggressivi quanto basta, ma non troppo sfacciati ed aggressivi. Su questo forse scriverò un’altra pagina di appunti.

[1] https://hbswk.hbs.edu/archive/when-to-make-the-first-offer-in-negotiations

Video Corso – Dagli Smart contract alle ICO

Fra i tanti corsi online, c’è anche questo eh..

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Il corso fornisce una conoscenza ampia e pratica sul funzionamento delle criptovalute e degli smart contract inclusi: 
– Perché Bitcoin è un’invenzione che rivoluzionerà il concetto di denaro
– La crittografia e firme digitali come elementi abilitanti
– Come è possibile che le criptovalute funzionino senza le banche
– A cosa serve la blockchain
– Cosa sono gli smart contract
– Token, standard ERC20 e ICO

Al termine del corso gli allievi saranno in grado di analizzare le principali blockchain e comprendere le differenze, i pro e i contro di ogni soluzione. Saranno in grado di valutare meglio la bontà di un progetto basato su blockchain o di una ICO. Avranno essi stessi le basi per lanciare nuovi progetti nel campo delle criptovalute, degli smart contract e ICO e avranno un’idea molto chiara di quali altre competenze dovranno acquisire

Libro — Blockchain e smart contract

Condivido (anzi rubo) questo post di Massimo Simbula che ha scritto quello che avrei voluto scrivere io ma lo ha scritto meglio. Ringrazio lui e ringrazio Raffaele Battaglini e Marco Tullio Giordano per avermi invitato a contribuire a questo volume e tutti gli altri autori per il gran lavoro fatto insieme.

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Il 12 novembre verrà presentato a Milano il volume (di oltre 400 pagine) dal titolo “Blockchain e Smart Contract – Funzionamento, profili giuridici e internazionali, applicazioni pratiche”.

Il volume, curato dagli amici e colleghi Raffaele Battaglini e Marco Tullio Giordano, e con la prefazione dell’Avv. Giuseppe Vaciago, vede il contributo di molti appassionati della materia sia lato legale che tecnico.

Io ho curato la parte relativa alla normativa italiana in materia di blockchain e smart contract ed è stato un vero piacere partecipare insieme ad amici e stimati professionisti come Davide CarboniTamara BelardiPaolo Dal CheccoNicolino GentileNiccolò Travia e tanti altri.

Vale davvero la pena leggerlo per chi vuole approfondire la materia e affrontarla con approccio multi-disciplinare.