Travel rule per gli exchange crypto

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L’adozione delle criptovalute è incrementata notevolmente negli ultimi anni, divenendo sempre più presente e influente anche nel mondo finanziario. Tale crescita ha attirato l’attenzione degli enti regolatori nazionali e internazionali che stanno cercando soluzioni adatte a regolamentare il settore delle criptovalute. In questo articolo ci concentreremo su cos’è la travel rule e sulle soluzioni a disposizione dei VASP (Virtual Assets Service Provider).

Cos’è la travel rule e quali sono le sue implicazioni

Prima di descrivere cos’è la travel rule va fatta una piccola premessa riguardo alle sue origini, le quali sono legate alla FATF. La FATF (Financial Action Task Force on Money Laundering) è un organo intergovernativo nato nel 1989 su iniziativa del G7 per armonizzare le regolamentazioni internazionali principalmente per combattere il crimine organizzato e il riciclaggio di denaro.

Una delle misure più diffuse, nata su iniziativa della FATF, è proprio la travel rule. Questa misura, a partire dal 2020, è stata identificata dagli enti regolatori di vari stati come un tassello importante per la regolamentazione dell’ecosistema delle criptovalute e proprio per questo motivo è fondamentale conoscerla.

Cos’è, dunque, la travel rule? La travel rule è una misura che entra in gioco quando avviene un trasferimento di valute fiat tra due enti finanziari. In virtù di essa gli enti che prestano servizi finanziari devono rispondere ad una serie di obblighi informativi, nello specifico ottenere i dati identificativi di chi invia il denaro e di chi lo riceve, quindi cedente e beneficiario.

L’estensione di questa misura al mondo crypto comporta che i VASP, dei quali fanno parte anche gli exchange, debbano adempiere agli stessi requisiti, quindi conoscere l’identità di chi invia le criptovalute e di chi le riceve.

La travel rule, come detto, ha lo scopo di combattere il riciclaggio di denaro e, piu in generale, trasferimenti illeciti. In questo senso, è comprensibile che anche le criptovalute ne vengano assoggettate, considerato il loro crescente ruolo sia come strumento di pagamento che di investimento.

Perché la travel rule è importante per l’ecosistema crypto

Come sappiamo, una caratteristica delle criptovalute è la possibilità di creare un proprio wallet in forma “anonima”, senza necessita di rivolgersi alcun ente (come invece accade se si apre un proprio conto corrente). Questo complica non poco il compito dei VASP che operano in Stati in cui la travel rule è già in vigore (o è in fase di implementazione).

Chi mi segue sui Social sa che questo requisito posto dal regolatore lo trovo assurdo. La cui scelta delle parole è interessante ed importante. Una volta questi wallet si chiamavano self-custodial, oggi unhosted e magari domani saranno unauthorized e infine illegal.

Oltre tutte le altre considerazioni che evidenziano come questa pratica sia una vera e propria barriera allo sviluppo del settore, vale anche un’altra considerazione. Dovrebbe essere l’exchange a fare una proof-of-ownership e non l’utente. Dovrebbe essere l’exchange a provare il possesso di fondi adeguati per coprire i prelievi dei suoi utenti

Ovviamente, a parte le mie opinioni personali quanto da me scritto certo non esimerà i VASP dall’obbligo di adeguarsi alla normativa. A tal fine si stanno pertanto sviluppando delle soluzioni tecnologiche idonee a raggiungere tale obiettivo.

Dai VASP ci si aspetta infatti che, quando un utente effettua una transazione, essi siano in grado di conoscere e conservare le informazioni riguardo a chi ha effettuato la transazione, l’indirizzo utilizzato per effettuarla, il domicilio della persona, i dati anagrafici e i dati di un documento di identità. Particolare (e alquanto complesso) è il requisito dell’indirizzo utilizzato dall’utente per effettuare la transazione, poiché esso si riferisce ad un wallet “anonimo”. A tal fine la maggior parte dei VASP sta adottando un sistema di KYC (Know Your Customer) che permette di trasferire i fondi su wallet esterni solamente dopo che l’utente ha inserito tutte i dati identificativi della propria persona. In questo modo si presume che il titolare del wallet esterno sul quale vengono trasferite le criptovalute corrisponda con il proprietario del account registrato sul VASP.

Per l’adeguamento ai requisiti della travel rule si sono sviluppati anche dei progetti che offrono ai VASP delle valide soluzioni. Tra questi, uno basato su smart contract e protocolli open degno di menzione è Openvasp.

La soluzione “openvasp”: travel rule per piattaforme di exchange e wallets

Una menzione va a Openvasp, un protocollo opensource il cui sviluppo nasce anche sulla spinta di Bitcoin Suisse. Questo protocollo ha il pregio di volere garantire il rispetto dei requisiti di travel rule da parte dei VASP, i quali dovranno conoscere tutta una serie di informazioni riguardo a chi esegue e chi riceve la transazione. Un punto chiave ricercato da Openvasp è anche quello di garantire la privacy, soluzione ottenuta attraverso un approccio di privacy by design che viene approfondito nei dettagli dal whitepaper del progetto.

Openvasp permette una gestione decentralizzata dei dati trattati, in modo tale da sfruttare tutti i vantaggi della blockchain. In particolare, consente di  evitare che una gestione centralizzata da parte del VASP comporti un aumento dei costi nonché l’aumento dei rischi in ambito cybersecurity.

Il protocollo funziona tramite degli Smart Contracts che lavorano sulla rete Ethereum, garantendo la decentralizzazione, ma anche sfruttando delle tecniche che sono tipiche del settore bancario. Openvasp assegna infatti ad ogni VASP un codice univoco, chiamato VASP identity ed i cui ultimi 32 bits rappresentano il VASP code. Quest codici hanno una funzione simile ai più noti BIC/SWIFT e IBAN poiché permettono di identificare la transazione sia dal lato del mittente che da quello del destinatario.

Per ottenere il proprio codice VASP è sufficiente richiamare l’Openvasp Index, uno Smart Contract sviluppato direttamente da OpenVASP Association. Fatto ciò, è consigliabile verificare la propria identità nell’OpenVASP directory, seppur anche in assenza di verifica sia possibile utilizzare il protocollo.

Lo smart contract è visibile qui su etherscan. Certo il fatto che le ultime transazioni risalgano ad oltre un anno fa non fa pensare che il progetto sia molto attivo. Resta il dubbio se dipenda dal fatto che al momento la Travel Rule non è ancora obbligatoria in tutta Europa o che i VASP stiano guardando verso altre soluzioni commerciali

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