Dal posto di lavoro al ruolo di lavoro. La pandemia ha cambiato tutto

Dal posto di lavoro al ruolo di lavoro. La pandemia ha cambiato tutto

L’automatismo del pensiero che associa il posto di lavoro al luogo in cui si lavora non ha molto senso, non ne ha mai avuto e la pandemia l’ha reso evidente a tutti. 

Più del posto di lavoro esiste il ruolo di lavoro. In generale né le aziende né i lavoratori dovrebbero essere legati ad uno specifico luogo salvo ovviamente nei casi in cui il luogo sia fondamentale per l’esercizio dell’attività lavorativa.

È chiaro che se un’azienda ha come attività la ristorazione ed il suo modello è quello del ristorante fisico, tale attività non potrà che svolgersi in un determinato luogo. Ma questo non significa che il concetto di azienda e quello di luogo di lavoro abbiano una sorta di corrispondenza biunivoca sempre e comunque. Questo può valere sia per le aziende private ma perché no anche per le pubbliche amministrazioni.

Nel momento in cui abbiamo una PA completamente digitalizzata in cui non esiste più, o almeno non dovrebbe esistere più, la necessità di utilizzare macchine o archivi in uno specifico ufficio perché la tecnologia ci consente di creare documenti elettronici, modificarli, condividerli e conservarli in modo sicuro e probabilmente molto più sicuro di quanto non possa essere fatto con i documenti cartacei. 

Non si capisce più perché anche le pubbliche amministrazioni non possano completamente liquefare il concetto di luogo di lavoro e accontentarsi del ruolo di lavoro.

Alcuni cittadini e magari il ministro Brunetta potrebbero forse pensare che “costringere” i dipendenti pubblici in uno spazio stabilito sia un modo per controllare e vigilare le loro azioni e tenere alta la loro produttività, ma sappiamo bene che la cosa non funziona.

Al contrario costringere le persone a scaldare una sedia in un ufficio pubblico costa più che costringerle a scaldare una sedia a casa loro. Chi non vuol produrre non produce lo stesso, almeno lo Stato potrebbe risparmiare su costi di immobili e arredi.

La pandemia ci ha forse portato la più grande rivoluzione nel mondo del lavoro dai tempi della rivoluzione industriale. Possiamo abbandonare la concezione ottocentesca e novecentesca della fabbrica dove si trovano i macchinari e del quartier generale dell’azienda in cui colletti bianchi esercitano le loro attività burocratiche, amministrative o manageriali. 

Già prima della pandemia esistevano tanti esempi di lavori non legati a un luogo. Pensiamo ad esempio ai rappresentanti del commercio o agli artisti. 

A questo proposito pensiamo anche alla sede legale o alla sede operativa di un’azienda. La domanda è se deve esistere un luogo dove le pubbliche autorità possono fare un’ispezione, un sopralluogo o una perquisizione? Perché non considerare semplicemente la sede dell’azienda coincidente con la sede del suo amministratore o dei suoi amministratori

Come esseri umani abbiamo bisogno di una residenza, come lavoratori abbiamo quindi un legame con un luogo che sia la nostra residenza oppure un luogo che preferiamo per esercitare la nostra attività. 

Aziende, lavoratori e imprenditori dovrebbero avere tutta la libertà di avviare e compiere le attività in cui il luogo di lavoro possa essere rilevante oppure no in funzione dalla natura dell’attività. 

Esistono già decine di aziende anche importanti in cui il personale è disperso in decine di posizioni geografiche e in una moltitudine di paesi. Il caso di Automattic,  l’azienda che sviluppa la più popolare piattaforma di blogging al mondo che si chiama WordPress.

Le cose stanno cambiando ulteriormente. Se prima i migliori talenti fuggivano all’estero per trovare migliori opportunità ora non fuggono più fisicamente, restano in Italia ma lavorano sempre di più per aziende straniere.

Questa è in effetti un’opportunità per un paese come l’Italia e per le casse dello Stato. Infatti i contributi vanno versati dove risiede il lavoratore e questo pagando bollette e consumi in Italia di fatto contribuirebbe con imposte dirette ed indirette e farebbe girare l’economia locale.

Questo significa anche che se l’Italia non sarà mai un posto appetibile per le imprese potrebbe diventarlo per i dipendenti delle stesse.

Sembra configurarsi un’ulteriore evoluzione. Se finora le grandi città hanno attratto lavoratori che si sono dovuti stabilire nelle periferie per poter andar giornalmente in fabbrica o in ufficio, già oggi l’azienda può avere la sede nel centro di una grande città come Milano e i suoi dipendenti vivere comodamente nelle campagne della Toscana o sulle coste della Sardegna.

Questa fenomeno potrebbe assumere una scala transnazionale, lavorare per un’azienda della City di Londra o di Berlino ma risiedere nel paese dei propri nonni in Abruzzo. Business all’estero e dolce vita in Italia.

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