Scarsità digitale: pensieri su criptovalute, NFT e metaversi

La scarsità digitale è un argomento che riguarda sia le criptovalute che gli NFT e oggi anche il metaverso. Sta alla base del mondo cripto ed è ciò che rovescia il paradigma usuale della tecnologia. Infatti la tecnologia è sempre stata sviluppata non per creare scarsità ma al contrario il suo ruolo è sempre stato quello di ridurre la scarsità e generare abbondanza.

In particolare la tecnologia digitale è proprio quella che, non trattando oggetti fisici che sono scarsi per definizione ci da la maggiore impressione di abbondanza. Copiare un file con un click e spedirlo dall’altra parte del mondo in pochi istanti sembra una magia rispetto ai limiti invalicabili del mondo fisico.

Il mondo digitale è un territorio che sembra essere sempre in crescita e sempre più vasto di quanto l’uomo o la donna comune possano attendersi. 

La scarsità digitale programmata in Bitcoin

Invece, a partire da Bitcoin, abbiamo assistito alla nascita di un paradigma di scarsità digitale o scarsità programmata.

Infatti Bitcoin quale problema tecnico risolve? Impedire che qualcuno possa spendere due volte lo stesso coin. Bitcoin impedisce in double spending ma senza prevedere degli enti di controllo centralizzati.

Questo è il pilastro su cui si fonda e quindi è nato come “bene” digitale perché programmato per essere scarso con un limite di 21 milioni circa di elementi. 

21 milioni di bitcoin, poi basta.

 

Non posso prendere un bitcoin e trasformarlo in due bitcoin con un semplice copia incolla come potrei fare con un qualsiasi oggetto digitale. Questa scarsità ha chiaramente un effetto sul mercato con una propensione all’aumento del suo prezzo. Dal momento in cui Bitcoin ha cominciato ad suscitare interesse ed avere un numero sempre maggiore di utenti interessati ad acquisirlo, il suo prezzo è aumentato in modo praticamente esponenziale, da pochi centesimi fino a oltre 60.000$ nel giro di circa dieci anni.  

Ma la scarsità digitale in qualche modo è stata aggirata attraverso lo svilupparsi di numerose altre monete alternative, le cosiddette Altcoin.

Perché se infatti è vero che io non posso copiare un bitcoin però posso copiare Bitcoin, cioè posso copiare tutto il protocollo, tutta la rete, trasformarla in un altro progetto, magari con qualche caratteristica diversa e creare una nuova moneta digitale ed una nuova blockchain. E questo è stato fatto un gran numero di volte, a partire dal primo clone che è stato Litecoin.

Su coinmarketcap ci sono listate 18mila criptovalute

Le monete virtuali alternative a Bitcoin sono state sempre viste con molto sospetto e anche disprezzo dai cosiddetti bitcoiner massimalisti. Apparentemente la loro posizione è sempre stata quella di proteggere gli ignari utenti dall’utilizzo di altcoin non originali, ponendoli in guardia da meccanismi di truffa. In realtà, a mio modesto parere, la ragione è anche un’altra. Ovvero i bitcoiner massimalisti hanno sempre visto le altcoin come una  come una sorta di sistema di inflazione.

Se Bitcoin non è più unico come valuta virtuale ma deve dividere la scena con decine di altri progetti che in qualche modo sostenevano di essere simili, migliori o che avevano qualche altra caratteristica più o meno interessante, questo potesse distrarre dal vero Bitcoin le energie e le forze del mercato danneggiando tutto ciò in cui essi avevano creduto ed investito.  

Possiamo dire che questo sarebbe potuto accadere ma in realtà forse non è accaduto. Anzi, a distanza di ormai dieci anni possiamo forse dire che, al contrario, l’esistenza di numerose coin ha in qualche modo attirato una gran numero di utenti che forse non sarebbero arrivati senza questa esplosione cambriana di progetti alternativi. Questo ha portato risorse fresche in termini di mercato, cioè maggiore liquidità rendendo di fatto Bitcoin lo standard e generando un mercato in cui comunque ha una sua dominanza notevole.

Credits: @agatheprnn on pinterest

La scarsità digitale e gli NFT

Quindi se da un lato, per quanto riguarda Bitcoin l’aggiramento della scarsità digitale non ha provocato un depauperamento della valuta originale, possiamo chiederci se tale depauperamento stia avvenendo o sia già avvenuto nel caso degli NFT.  

Gli NFT sono un fenomeno interessante e sono probabilmente in una fase di forte espansione del mercato con rischi di sopravvalutazione.

Anche la novità introdotta dagli NFT è riconducibile alla scarsità digitale, ovvero, una serie limitata di collezionabili digitali se è una delle prime serie con delle caratteristiche uniche ed originali suscita un certo interesse e quindi crea un certo mercato intorno a sé.

Le prime di queste serie hanno di fatto creato il mercato attuale, progetti come i Criptopunks, oppure le Bored Apes o le  Mutant Apes, che sono due progetti dello stesso sviluppatore Yuga Labs che ha ricevuto anche cospicui finanziamenti da fondi di investimento. 

Anche questo mercato così vivace di fatto fa della scarsità digitale programmata il suo punto di forza. Il problema, se di problema si tratta, è che esistono a questo punto centinaia o migliaia di progetti che cercano di emulare le serie più fortunate. L’esercito dei cloni crea ancora una volta inflazione. E’ anche lecito attendersi che non tutti questi progetti, ma soltanto una minima e molto piccola parte essi, potranno effettivamente introdurre qualcosa di innovativo, qualcosa che li rende unici rispetto ai loro predecessori.  

Cosa potrà mai giustificare la differenza di prezzo tra le due scimmie? Una 2 milioni l’altra 200$

Un po’ come nell’arte moderna, l’opera d’arte è tale quando la fa l’artista. Chi non è artista non può illudersi di diventarlo solo perché è convinto di creare opere d’arte. Replicare un’idea d’arte non fa di noi un artista, i tagli sulla tela di Fontana o la M**** d’artista di Manzoni sono casi unici e replicare quei modelli non fa di noi degli artisti, così come creare l’ennesima collezione di NFT generativi che siano essi scimmie, zombi, lepri, capre o marmotte non è una nuova idea e non dobbiamo illuderci che funzionerà

Perfino alcuni NFT che sembravano veramente dei pezzi unici come il primo Tweet della storia venduto all’asta per diversi milioni di dollari è stato rimesso in vendita generando offerte inferiori ai 300$, da 3Milioni a 300 nel giro di pochi mesi

Scarsità digitale e metaverso

Vorrei infine parlare della scarsità e del metaverso.  Quest’ultimo è un concetto assolutamente interessante anzi super interessante se esistesse un unico metaverso non monopolio di qualcuno ma gestito come una sorta di bene comune basato su regole e protocolli. Esattamente come dovrebbero essere gli tutti gli ecosistemi costruiti in blockchain. 

Sembra abbastanza chiaro che il metaverso non esiste, piuttosto esistono i metaversi. Non si può dire che esista uno sforzo congiunto di una comunità che intorno ad una proposta stia cercando di costruire un metaverso veramente open source e governato con un approccio decentralizzato. 

Al contrario ognuno fa il suo metaverso in una competizione volta ad affermare il proprio come lo standard di fatto

Questo potrebbe tradursi in una startup che diventa il nucleo di coalescenza di qualcosa di veramente grande oppure semplicemente in una delle big-tech che vince questa mano e piazza il suo standard di fatto

Sarebbe uno scenario come al solito pericoloso perché concentrerebbe nelle mani di pochissimi il controllo di un nuovo continente virtuale. Sappiamo che le grandi aziende come Facebook ed Apple sono molto interessante questa idea e se facciamo un passo indietro abbiamo già assistito ad una forte concentrazione nelle mani delle big tech di quelli che sono divenuti elementi essenziali del vivere digitale di ognuno di noi.

Le ricerche online sono praticamente un monopolio di Google, i social sono un po’ più frammentati ma Facebook rappresenta senz’altro un player con una notevole concentrazione di potere. Quello che più di tutti però personalmente mi fa paura è la concentrazione di potere nelle mani di chi detiene gli app store, ovvero Google e Apple, per quanto riguarda le app mobili da questi autorizzate e censurabili in qualunque momento. Vogliamo immaginare lo stesso destino nel metaverso qualunque cosa esso sia? 

Io non sono mai stato particolarmente attratto dall’idea stessa di metaverso e non mi sono mai divertito con Second Life se non per acquistare dollari linden e rivenderli in cambio di bitcoin. Non riesco a considerare l’interazione immersiva utile e piacevole per tutti gli scopi. Forse per ragioni anagrafiche preferisco considerare il computer qualcosa che obbedisce alle regole del mondo fisico in cui mi muovo io piuttosto che un surrogato di mondo in cui devo muovermi io obbedendo a nuove regole artificiali.  

Sono più per l’idea del computer ubiquo e delle calm technologies pensate da Marc Weiser, ovvero un computer che vive con noi nel nostro mondo reale e fa ciò che ci serve senza distrarre troppo la nostra attenzione. Ma mi rendo conto che invece la realtà non corrisponde alla visione di Weiser visto che la nostra attenzione è già completamente assorbita per un gran numero di ore al giorno dai 5 pollici dello schermo del nostro smart phone. 

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