Tim gli NFT ed il WWW

Tim Berners-Lee ha messo in vendita nelle scorse settimane un #Nft (token non fungibile) del codice sorgente per il World Wide Web, di cui è stato l’autore nel 1989. Tale Nft è stato acquistato per oltre 5 milioni di dollari.

Chiunque avrebbe potuto prendere tale codice di pubblico dominio e venderlo con un NFT ma probabilmente se l’avessi fatto io o un altro pinco pallino qualunque non avrebbe avrebbe avuto nessun valore.

Il valore è dell’oggetto digitale che viene in qualche modo autografato digitalmente dal suo autore originale e grazie alla scarsità programmata e irrevocabile della blockchain potrà essere rivenduto e scambiato ancora ma non duplicato.

Non è il mio tipo preferito di NFT in quanto è esogeno (acquisisce valore grazie alla fama dell’autore) ma è comunque notevole. In un certo senso rispecchia quello che succede nell’arte moderna, un taglio su una tela se lo faccio io è una perdita economica (la tela), se lo fa Fontana è arte e lo posso rivendere per milioni perché nell’arte moderna l’arte è ciò che fa l’Artista.

Inutile quindi inondare il web di NFT con delle brutte bitmap senza che vengano dall’ispirazione un Artista.
Non si può cogliere il senso degli NFT collectible se non si è colto il senso del collezionismo tradizionale.

Gli NFT con valore endogeno sono invece quelli come i CryptoKitties e ancora meglio EulerBits di cui ho già parlato qualche tempo fa. Essi acquistano valore per la combinazione logica/scarsità/innovazione che prima di loro non esisteva anche se sono fatti da degli anonimi. Sono opere d’arte digitali senza Artista.