Questa della insostenibilità di Bitcoin a causa del suo grande consumo energetico, che è peraltro intimamente legato al suo funzionamento, è sempre stata una delle maggiori critiche a cui è stato soggetto.

Ma quali sono questi consumi esattamente e quali sono i costi per sostenere tali consumi?

Secondo questo articolo [1] il consumo è pari a circa 74 TWh ed è equivalente a quello del Venezuela con un costo annualizzato di circa 3.7 miliardi di dollari americani. Un gran bel costo senza dubbio. Ma a cosa dovremmo paragonarlo? E’ difficile dirlo perché molto probabilmente Bitcoin, date le sue funzioni, non sostituisce completamente ciò che fanno altri enti come le banche, ma per puro esercizio di indagine andiamo a vedere il costo delle principali banche centrali partendo da quella a noi vicina.

Secondo quest’articolo [2] il solo costo del personale di Banca d’Italia è di circa 800 milioni annui, e senza tenere conto di altri costi di esercizio come affitti, canoni e altri servizi con i quali probabilmente si toccano i 1000 milioni. Se guardiamo la Banca Centrale Europea non è facile trovare dati di veloce consultazione ma sappiamo che ha 3600 dipendenti [3] e che gli stipendi oscillano tra i 57 mila e i 103 mila [4] e quindi tra stipendi, contributi e altri costi di esercizio facilmente sarà intorno ai 500 milioni di euro. Se immaginiamo che le principali banche centrali nazionali costino come Banca d’Italia (ipotesi tutta da dimostrare, nel senso che forse costano meno). Tra Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna siamo già intorno ai 5 miliardi all’anno.

E se contiamo la FED americana, la Banca centrale cinese e così via i conti non possono che essere molto superiori. In tutto questo non abbiamo contato i costi delle banche private di ogni genere e grado.