Non che sia un argomento così nuovo ma siccome in questo periodo in molti nei social parlano e scrivono di Covid-19 prima in qualità di virologi, poi di data scientist (mai visti tanti diagrammi online tutti insieme) e fra poco sarà il turno degli economisti della ricostruzione, io preferisco parlare di qualcos’altro e restare sulle mie corde. Anche partendo da questo distacco tuttavia il Covid-19 entra a far parte del discorso e vedremo perché. La mia curiosità parte dal fatto che gli amici di smartvalor.com hanno appena aperto un nuovo market per l’acquisto di oro (token Paxos Gold) attraverso la loro piattaforma. E non sono gli unici, anche Revolut ha annunciato l’oro come bene acquistabile dalla sua app.

Il tempismo è perfetto, infatti in situazioni di crisi è normale che le persone vogliano acquistare beni rifugio. La borsa va a picco, il petrolio non ne parliamo e anche Bitcoin è vicino ai minimi dell’ultimo anno quindi avranno pensato che mettere a disposizione degli utenti registrati l’acquisto di oro tokenizzato fosse una buona idea. A dire il vero neppure l’oro se la passa benissimo perché seppur meno volatile ha pure lui un andamento leggermente negativo. A chi chiede come mai il Bitcoin non si comporta da oro digitale e perde così tanto bisognerebbe far rispondere un esperto, mi limito a pensare che l’oro avendo $3T di capitalizzazione e una grande liquidità sia molto meno volatile del piccolissimo Bitcoin che ha meno di $100B e poca liquidità tralaltro segmentata in migliaia di micro-exchange.

Ma tornando a Paxos Gold, si tratta di un token Ethereum (un ERC20 per intenderci fra sviluppatori) che ha come collaterale dei lingotti d’oro. A detta del fondatore, Paxos garantisce che ogni token abbia come collaterale un’oncia d’oro di qualità Good Delivery secondo lo standard della London Bullion Market Association e tali lingotti sono custoditi presso caveau professionali a Londra.

Paxos ci tiene a precisare che si tratta di proprietà di oro fisico allocato e non di un prodotto finanziario come future, ETF o oro non allocato. Non essendo un legale è difficile per me addentrarmi e distinguere con chiarezza se la differenza tra la proprietà oro fisico e la proprietà di oro non allocato, tuttavia ho fatto le mie ricerche direttamente su Paxos e sul suo token.

Il supply è di circa 11000 token, quindi 11000 once d’oro, vista l’equivalenza 1 token = 1 oz.

Sul sito di Paxos è possibile indicare un indirizzo Ethereum e verificare a quale lingotto d’oro (hanno un seriale) i nostri token sono associati. Dal momento che un lingotto d’oro pesa circa 400 oz ne deriva immediatamente che possedere un 1 PAXG significa possedere la quota di un lingotto e non tutto il “pezzo” fisico. Anche possedere 400 PAXG non garantisce il possesso esclusivo dal momento che potremmo aver ricevuto i token in momenti diversi da persone diverse e quindi cadere nella situazione in cui possediamo una percentuale di vari lingotti ma nessun lingotto. A tale proposito Paxos informa gli utenti che la dispersione della proprietà sarà mantenuta sotto controllo in modo da evitare la situazione in cui l’utente possieda mezzo lingotto A e mezzo lingotto B, ma nessuno dei due in modo esclusivo.

Comunque ho acquistato una piccola quantità di Paxos Gold e trasferita dall’exchange al mio wallet Metamask e hurray! Adesso posso prendere questo piccola pagliuzza virtuale e frazionarla ancora. Piccola parentesi nerd, l’oro fisico è uno dei materiali più duttili che esistano in natura e si può lavorare in lamine sottili come un solo strato atomico. L’oro ha massa atomica pari a 196 u e quindi un atomo peserebbe circa 3e-25 g. E nel caso dell’oro tokenizzato? Dato che 1 oz = 28 g circa e che un token erc20 può essere frazionato alla diciottesima cifra decimale l’unità minima dell’oro in blockchain diventa 2.8e-17 g ovvero la frazione più piccola che possiamo tokenizzare rappresenterebbe il peso di circa 100 milioni di atomi. Chiusa parentesi nerd.