Uno degli articoli più letti del mio blog è “Fare una ICO in pochi semplici passi“. Il titolo è sicuramente un po’ catchy ma sinceramente è nato come una specie di corso istantaneo sugli elementi fondamentali di una ICO e con una forte attenzione agli aspetti tecnici, in particolare agli smart contract.

La caratteristica più evidente delle ICO di qualche mese fa era la totale centralità dell’aspetto tecnico e la totale novità di creare un collettore di investimenti usando poche righe di codice sorgente in linguaggio Solidity.

Questa era la novità! Ovvero la conseguenza naturale delle criptovalute e degli smart contract si concretizzava nella raccolta di fondi erogati da anonimi, attraverso un codice che girava “serverless” a fronte di un white paper che somigliava più ad una tesina di uno studente che ad un business plan. Ed era un mondo bello! Un mondo affascinante e pericoloso dove i techies si aggiravano come rockstar o meglio come eroi e antieroi belli e ribelli pronti a rivoluzionare il mondo o a truffare qualche ingenuo coiner. Ma è un mondo che non esiste più. Sono infatti passati alcuni mesi.

Nell’era della blockchain pochi mesi rappresentano un passato remoto e gli anni sono epoche. Ciò che funzionava un anno fa non è detto che possa funzionare oggi. Negli ultimi due anni ho seguito con molto interesse diverse ICO, piccole e grandi. Ho incontrato decine di ICO proponents, molti curiosi e molti “wannabe investors” che hanno puntato su questo o quel progetto. Io stesso ho puntato qualche chip dove mi sembrava di vedere valore ma qualche volta semplicemente per FOMO. Ci sono una serie di caveats che ho imparato.

Tempo. Fare una ICO non è una cosa immediata. Non si fa in un mese e neanche in 3 mesi. Fare una ICO dall’idea alla raccolta potrebbe richiedere anche un anno.

Tecnica. Creare token è facile ma poi … Posso creare token ERC20 in cinque minuti con l’IDE remix senza neanche scaricarmi la blockchain. Eppure questo non fa di un token qualcosa che valga la pena essere comprato. Dare un senso ed un valore è molto più difficile.

Token? perché? Non è detto che al tuo progetto serva una ICO ed un token. O meglio, a che serve il tuo token? Può essere rimpiazzato da un coin nativo? Se sì allora cosa aggiunge? Io dico sempre a chi me lo chiede, se fai una ICO ed emetti un token allora devi costruire un nuovo ecosistema non un semplice prodotto. In un ecosistema tu potresti non essere il centro. E’ la decentralizazzione baby.

Esperti. Tutti sono esperti di blockchain e di ICO. Attaccarsi una medaglia di ICO advisor o ICO expert su linkedin non è così difficile. Ma cosa significa praticamente? In molti saltano sul carro del vincitore, ma bisogna guardare chi si occupa di blockchain da 1 anno e distinguerlo da chi se ne occupa da 3 mesi o da 5 anni.

Compliance. La compliance sta per soffocare o forse farei meglio a dire sta per trasformare il mondo ICO. Ormai il Know Your Customer sta diventanto preponderante. Questo significa che la meravigliosa semplicità di una ICO retta da soli due smart contract è sparita. Ora bisogna verificare identità, conservare dati personali, ottemperare alla GDPR (anche nota come “fine del mondo”).

Centralizzazione e FIAT. Ormai le ICO vendono i loro token con diverse valute, sia cripto che FIAT. Questo enfatizza ancora che lo schema semplice e bello di uno smart contract Ethereum che vende token in cambio di ETH non basta. Ma se non basta allora forse non serve. Nascono sempre più soluzioni “centralizzate” che gestiscono la vendita dei token.

Sicurezza. Non si deve mai risparmiare sulla sicurezza. Fare audit degli smart contract e di ogni porzione di codice che gestire il denaro non è una semplice prassi, dovrebbe essere un obbligo morale e professionale. I bug sono i malintesi tra l’uomo e la macchina e succedono sempre.

Marketing. Le ICO sono migliaia, quindi nessuno noterà la tua. Questo è un po’ quello che succede oggi. Oltre ad aver inventato un bel business decentralizzato e scritto del codice sicuro devi anche farti conoscere. Banale. Ma all’aumentare del numero di ICO aumenta il rumore e la competizione. Gli investimenti in marketing diventano una barriera di ingresso. Fare il post su BitcoinTalk e aprire un gruppo telegram sono senz’altro necessari ma non sufficienti. Facebook ha ormai bannato ogni tentativo di pubblicizzare ICO (ma persino libri su criptovalute). Quindi il marketing deve battere nuovi canali ogni volta. Post a pagamento, partecipazioni a convegni e fiere naturalmente. La vicinanza alle community che contano è sempre un plus. Non mi meraviglierei di vedere fra qualche mese le prime ICO con spot televisivi.

Legal. Naturalmente questo è un aspetto essenziale. Come si può fare una ICO e stare tranquilli? Ad esempio quante ICO italiane ci sono state? Poche direi. Me ne vengono in mente una o due. Il motivo? L’incertezza degli aspetti giuridici. Perché fare una ICO quando un pretore qualunque in cerca di notorietà potrebbe puntarvi la prora addosso e accusarvi di frode o vendita non autorizzata al pubblico di prodotti finanziari. Ma non è l’Italia il problema per gli ICOers. La SEC americana è forse il baluardo più ostico. Centinaia di inviti a comparire sono stati inviati negli ultimi mesi.

Utility Token Vs Security Token. Nel primo caso sei a posto, nel secondo la SEC ti viene a cercare. In realtà dire che il proprio token è utility scrivendolo cento volte nel white paper non significa niente. Quasi sempre gli utility token non sono utility per niente. Quasi sempre i prodotti proposti possono funzionare senza quei token. Come già detto se fai un prodotto non ti serve fare un utility token.

Good news. Ci sono anche buone notizie però. I security token non sono il male, anzi. Penso che il 2018 e 2019 vedranno l’ascesa dei token security o asset token capaci di rappresentare asset fisici o finanziari. Naturalmente questo potrà funzionare solo grazie a qualche marchingegno legale che permetta di usare i token in blockchain come elementi rappresentativi di diritti di proprietà o di utilizzo. Altre buone notizie, beh le ICO così come le criptovalute sono qui per restare. Sono anche loro una diretta conseguenza del paper di Satoshi.

 

 

 

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