A me piace la decentralizzazione, qualunque cosa questo significhi, quindi penserete che sto per darmi la zappa sui piedi, forse. O forse no, sto semplicemente separando la fuffa dal valore, come sempre dovremmo fare noi tecnologi.

Voglio esporre qui più una congettura che una verità scientifica. Lo spunto viene come al solito dal mio lavoro e dallo studio del fenomeno delle criptovalute e dall’idea di denaro decentralizzato o di mondo decentralizzato se preferite.

Si sta affermando una certa corrente di opinione che dice sostanzialmente decentralized is the new digital. Non abbiamo ancora fatto in tempo a colmare il gap digitale o a innovare tutti i settori industriali che tutto questo sembra già vecchio e bisognoso di un altro cambiamento.

La keyword fondamentale diventa quindi decentralizzazione e dunque blockchain. Ovviamente questo nella semplificazione estrema che sempre si accompagna all’hype.

La decentralizzazione non è un’idea nuova o forse la possiamo definire una vecchia novità. Ci siamo passati diverse volte. La prima volta è stato il Big Bang: prendiamo un’infinità di atomi di idrogeno sparsi qua e la nello spazio cosmico e ricchi di energia, ecco che dopo qualche miliardo di anni abbiamo galassie, stelle giganti, pianeti etc. La decentralizzazione si centralizza un po’. Da un evento rivoluzionario otteniamo decentralizzazione, dalla decentralizzazione emergono nuove regole e leggi naturali, da queste si formano punti di concentrazione.

Ok, fin qui è un scherzo da nerd, ora parliamo più seriamente. Ci siamo passati anche con internet e con il web, più di una volta. La seconda volta forse è stata negli anni 2000. Chi si ricorda Napster e le famose reti peer-to-peer per lo scambio di file mp3?

Due parole chiave per capire le reti sono client e server.

Cliente e servente. Non sono due caratteristiche di un computer ma piuttosto sono due ruoli. Quando un utente vuole dalla rete un particolare servizio, il computer dell’utente si collega ad un altro computer, che è preposto a comportarsi da server, e comunica la sua richiesta con un opportuno protocollo (ossia un linguaggio con il quale i computer parlano fra loro) e riceve se è il caso una risposta. Il caso più pratico e semplice è quello del Web.

L’utente scrive l’indirizzo di una pagina Web sulla barra degli indirizzi del suo browser, questo si collega al computer preposto a ‘consegnare’ una copia di questa pagina. Il browser chiede ed il server Web risponde. Il computer dell’utente fa il client, quello che ospita la pagina nei suoi dischi fa il server. Parlano fra loro utilizzando un protocollo chiamato HTTP che venne definito dal Tim Berners Lee, l’inventore del Web (non di Internet). Fin qui tutto chiaro, e deve essere chiaro che i computer in teoria possono essere sia client che server. Non c’è una limitazione vera e propria perché uno dei due ruoli non possa essere interpretato.

Nella realtà delle cose Internet si è evoluta in maniera diversa, molto poco decentralizzata. Abbiamo due motori di ricerca e una manciata di social network che assorbono gran parte del traffico internet.

Questo modello porta inevitabilmente ad avere pochi produttori e tanti consumatori.

E’ un modello tipico dei sistemi produttivi tradizionali dove per cause fisiche è necessario avere grandi mezzi e capacità per fornire un qualsiasi servizio utile alla massa degli utenti.

La centralizzazione è più efficiente. La decentralizzazione è più resiliente, anzi è antifragile. Per chi non conoscesse il concetto di antifragilità suggerisco la lettura di Taleb sul tema ma in poche parole: l’antifragilità è una fragilità negativa. Se colpisco un sistema fragile questo si rompe, un sistema resiliente assorbe ma poi si rompe dopo un certo numero di colpi, un sistema antifragile si rafforza ad ogni colpo.

Napster ha riproposto la rivoluzione o il Big Bang se preferite. Ha messo in agitazione l’industria dei contenuti, ma in realtà non essendo completamente decentralizzato è bastata una denuncia a chiudere il sito. Non era antifragile perché in realtà Napster usava un server unico per gestire le ricerche.

Poi però sono arrivati Gnutella e poi Bittorrent e di fatto la decentralizzazione è andata avanti. Tuttavia è la decentralizzazione il paradigma prevalente oggi per la distribuzione dei contenuti? Direi di no. Con l’avvento di Youtube e dei vari sistemi di streaming a pagamento tutto sommato la percentuale di utenti che ancora stanno a piratare gli mp3 suppongo sia veramente crollata. In fondo se oggi voglio ascoltare un brano me lo faccio consegnare da Youtube, gratis.

Ricordiamolo, la centralizzazione è più efficiente.

Questo non significa che la moltitudine di piccoli partecipanti dei sistemi decentralizzati sia sparita, ma per ragioni di scala e di mercato alla fine il paradigma prevalenete non è il peer-to-peer, ma il cloud. Il cloud che poi un po’ contiene anche il peer-to-peer, tutto sommato un cloud distribuito su scala globale ha imparato molto da come le reti peer-to-peer gestiscono i loro problemi di scalabilità, solo che invece di avere molti computer e molti proprietari, ci sono molti computer e pochi proprietari. Il mondo scopre i suoi nuovi giganti: Google, Facebook etc.  Questi sono distribuiti ma non decentralizzati, infatti

la decentralizzazione prima che un fatto tecnico è una questione di governance.

Stabilisce chi controlla cosa.

Tra il 2001 ed il 2008 niente di nuovo sotto il sole del mondo decentralizzato, sta lì, non sparisce, fa da sottofondo del cosmo internettiano ma non emerge nelle buzzword finché qualcuno inventa la moneta decentralizzata. Diciamo che grazie alle reti p2p e ad un uso sapiente della crittografia riprende slancio l’idea della decentralizzazione. La decentralizzazione ha spesso delle basi ideologiche e la moneta è un argomento formidabile per parlare di libertà e di diritti.

L’invenzione del Bitcoin è il nuovo big bang,

abbiamo di nuovo un’infinità di atomi di idrogeno e davanti a noi tutto il tempo e lo spazio di questo nuovo universo. Cosa succederà?

Un po’ di cose sono già sotto i nostri occhi. Partiamo dal mining, l’idea che la moneta della rete possa essere generata da chiunque con una CPU in modo molto democratico si dissolve immediatamente. A parte pochi che sono riusciti a farlo fino al 2010, da quel punto in poi generare nuovi bitcoin è un’attività industriale. Oggi 4-5 grandi player controllano tutto il mining. Questa è una forma di centralizzazione.

Vediamo la distribuzione dei coin, naturalmente chi ha voluto investire tempo e denaro su Bitcoin nei primi anni ha potuto rastrellare migliaia di bitcoin con pochi dollari. Oggi invece un bitcoin costa 2200 euro, se le prospettive di Bitcoin come sistema globale di moneta si concretizzassero, beh allora non basterebbe una valutazione corrispondente a 1btc = $1M. Avremo quindi un elite di pochi early adopter con wallet milionari (in bitcoin) mentre la grande massa degli utenti in tasca avrebbero solo gli spiccioli (i satoshi). Un secondo forte elemento di centralizzazione, questa volta in termini di capitali.

Ancora, Bitcoin non è facile da usare né facile da spiegare. Per quanto nasca come sistema di disintermediazione finanziario, sembra che la maggiorparte degli utenti finisca per utilizzare dei servizi che semplificano di molto la gestione delle chiavi crittografiche. Bitcoin non sembra una moneta per esseri umani ma piuttosto per le macchine. Quindi chi controlla le macchine controlla i bitcoin, gli intermediari cambiano faccia ma non spariscono. Si accentrano funzioni e servizi nelle mani di pochi. Non credo potrà essere una rete completamente decentralizzata ancora a lungo. Le nuove banche saranno crittografiche, ma saranno ancora intermediari.

La mia congettura dunque dove porta? Alla amara considerazione che niente potrà essere veramente decentralizzato e democratico sul lungo termine ma ci saranno semplicemente dei nuovi padroni del vapore? In un certo senso sembra inevitabile e figlio di leggi naturali e leggi di mercato.

 

Di fatto la decentralizzazione è un passaggio,

un momento in cui cogliere l’opportunità, il punto di rottura del sistema precedente in cui ogni piccolo può diventare grande, ma non tutti i piccoli ci riusciranno. La decentralizzazione è il Big Bang che dà nuovo spazio al successivo ordine necessariamente centralizzato.

Essendo una congettura non so dimostrarla.

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