In questi giorni la moneta virtuale di Ripple ha raggiunto una capitalizzazione stratosferica (>$10B). Peccato non averci investito prima mi verrebbe da dire. Ma sapete com’è, prima di investire in qualcosa bisogna conoscere come funziona e a cosa serve. Insomma, better safe than sorry. Il modo più semplice per informarsi è attraverso il sito web di Ripple stessa. La prima cosa che salta agli occhi è:

Ripple works with banks to transform how they send money around the world

Quindi Ripple non è, come Bitcoin, una rete aperta dove tutti con il loro PC possono spedire e ricevere moneta, validare le transazioni e teoricamente generare nuovi bitcoin. Ripple ha come utente finale principale le banche e si definisce

Global Settlement Network

quindi si pone come un’alternativa moderna e sicuramente più efficiente a due altri capisaldi del mondo dei pagamenti: le clearing house e il consorzio Swift. Le prime sono delle banche di banche che si fanno carico di assicurare che tutte le transazioni del circuito interbancario siano effettivamente “cleared” cioè che alla fine della giornata ogni banca abbia ciò che gli spetta dopo che milioni o miliardi di micropagamenti fra banche diverse (pensiamo ai clienti che pagano con i POS, ai bonifici fra banche diverse etc.) vengono disposti da ogni parte del mondo.

Swift invece è un consorzio interbancario che gestisce il protocollo di comunicazione elettronico che consente appunto di disporre dei pagamenti fra una banca A ed una banca B. Un protocollo vecchio, forse, che ora deve fare i conti con Ripple.

“A key benchmark that we aim to achieve is to become more decentralized than Bitcoin, which at the time of writing is 51% controlled by just five mining pools. This means the largest five pools working together could achieve a 51% attack and reverse transactions (double spend) at will. For Ethereum, this number is even lower: only three pools are needed for a takeover.”

Ripple non nasce decentralizzata by design come Bitcoin, ma secondo i loro fondatori c’è una roadmap per rendere Ripple la più decentralizzata fra le reti di scambio valore.

“Today, RCL has 25 validator nodes running, but continuing to grow and diversify this list of recommended validator operators is a priority for us”

25 nodi non sembrano tanti per parlare di decentralizzazione, senza contare che questi sembrano essere per ora tutti governati da Ripple stessa. Considerato che ad esempio la rete Bitcoin ha circa 6000 full node.

Ripple will add attested validators to its Unique Node Lists (UNLs). A UNL is a list of transaction validator nodes that are seen as ‘trusted”

Quindi Ripple propone di aggiungere ai suoi nodi validatori altri nodi di terze parti. Questo “seen as trusted” però fa subito storcere il naso, chi decide chi è trusted? A occhio non esiste un protocollo per questo, quindi? Decide Ripple? Mi sa di sì.

La cosa impressionante è che Bitcoin ha solo 6k nodi. Ethereum 14k, Ripple 25 (tutti suoi). Ovviamente non si confrontano le pere con le mele, e cio che che conta è nel caso di Bitcoin l’hashing power, e magari dietro un full node cinese ci sta una farm intera. Comunque i più grandi progetti di decentralizzazione della storia stanno girando su 20k macchine in totale. 5-6 pool controllano il 50% del mining Bitcoin, forse 3-4 controllano Ethereum mentre Ripple appunto fa tutto da solo.

Compliance

La parola magica che piace alle banche e alle istituzioni finanziarie è Compliance. La compliance è quella cosa per cui un’azienda fintech deve prevedere di occupare una buona parte delle risorse (fonte, https://blogs.thomsonreuters.com/financial-risk/risk-management-compliance/cost-compliance-handling-regulatory-overload-fintech/) nell’anti money laundering, nella corretta identificazione dei propri clienti, nella reportistica e nella gestione di tutta la mole di dati personali, che per inciso devono essere conservati per i 5 anni successivi alla cessazione del rapporto commerciale con il cliente. Tanta compliance, tante risorse usate nell’ufficio legale delle aziende bancarie e di pagamenti.

Ripple offers seamless integration with your bank’s existing systems and processes, such as anti-money laundering controls, fraud detection, sanction screening, and regulatory reporting.”

Cosa questo significhi non è immediatamente chiaro, forse Ripple spedisce i suoi consulenti alle banche per fare la dovuta integrazione?

Il Coin

Ma ora veniamo a XRP, il suo asset, il suo coin digitale. Alla fine per i servizi di settlement (leggi conciliazione bancaria) descritti finora non si capisce immediatamente perché Ripple abbia anche bisogno di un coin. E che coin! a questo punto infatti la capitalizzazione totale di tutti i XRP ha superato quella degli ether e si avvicina a quella dei bitcoin. Oggi è il 16 Maggio 2017, un XRP vale oltre 0.30$, pensare che tipo 2 mesi fa valeva forse cento volte meno. Insomma, è spinto da una folle speculazione oppure c’è una vera espansione di questa rete che spinge su il valore?

Liquidity providers can bridge any currencies directly through XRP in a trade. Similar to USD in today’s currency market, XRP enables liquidity concentration around fewer pairs, creating order book thickness and competitive FX rates, especially for exotic currency pairs

In pratica l’idea è che per fornire servizi di pagamento multicurrency piuttosto che avere un mercato di cambi currency-per-currency (NxN possibili mercati) è più efficiente avere un coin standard che fa da riferimento e concentrare la liquidità in soli N mercati col vantaggio che…

Unlike USD, trading through XRP does not require bank accounts, service fees, …

Il consenso

Ed ora vediamo qualche dettaglio del protocollo di consenso. In pratica come per ogni DLT (Distributed Ledger Technology) avremo un ledger, ovvero registro delle transazioni considerate validate, che rappresenta lo stato della rete in un dato momento. Ogni tot secondi il ledger viene aggiornato con una nuova versione che conterrà le nuove transazioni e così via. Il protocollo prevede che i nodi validatori si esprimano sulla validità o meno delle transazioni che osservano e con un meccanismo di supermaggioranza: solo le transazioni che sono approvate da una percentuale (alta) dei nodi validatori faranno parte del prossimo ledger. Riportando esattamente le parole della documentazione

Chosen validators represent a subset of the network which, when taken collectively, is “trusted” not to collude in an attempt to defraud the node evaluating the proposals

Come si può intuire il protocollo di consenso di Ripple non è progettato per difendersi dallo stesso modello di attacco (threat model) di Bitcoin, il cui modello di attaccopotrebbe essere sintetizzato in:

  • Tutti possono accedere e generare transazioni senza identificarsi
  • Nessuno ha l’autorità di mantenere la master copy del ledger o di decidere quali transazioni approvare
  • Tutti sono potenzialmente malintenzionati.

Nel caso di Ripple nessuno di queste minacce è presente: i partecipanti sono identificati e godono del trust necessario per operare nella rete. Quindi un confronto tra il flusso di transazioni di Bitcoin e quello di Ripple è semplicemente un comparare le pere con le mele. Si tratta di due reti che partono da un’impostazione ideologica completamente diversa. Bitcoin vuole rendere l’idea stessa di banca obsoleta creando di fatto una specie di moneta contante che funziona a distanza. Ripple vuole essere un servizio di pagamento cross-border perfettamente integrato al sistema bancario. In parole povere Ripple compete con Swift, mentre Bitcoin compete con il concetto di banca nella sua interezza.

(immagine in CC da https://www.flickr.com/photos/scott-s_photos/)

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