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Mi sono sempre chiesto: se io fossi Satoshi rivelerei la mia identità o cercherei di negarla fino all’ultimo in un disperato tentativo di rendere quest’invenzione la più affascinante e misteriosa di tutti i tempi? Inoltre, a che scopo attirare su di me le attenzioni di milioni di malintenzionati, ladri, torturatori o peggio ancora ufficiali dell’ufficio tributi? (Si scherza eh…) Ricordiamo infatti che al momento il Sig. Nakamoto è il presunto possessore di circa 1 milione di Bitcoin, stiamo parlando di un controvalore di oltre 800 milioni di dollari. Non ricco come Gates o Bezos, ma insomma….
Un’ipotesi ancora più affascinante riguardo la scelta dell’anonimato di Satoshi è il cosiddetto appeal to authority. In effetti, il nostro genio può aver pensato che il principio fondamentale della sua creatura fosse l’assoluta assenza di un’autorità nella posizione di imporre delle scelte in modo “centralizzato”. Una persona in carne e ossa, con un nome e cognome, sarebbe stata necessariamente incaricata di questo ruolo e avrebbe rappresentato un’autorità nella rete. Un vero e proprio baco nelle fondamenta stesse del concetto di moneta decentralizzata. Quale soluzione migliore se non trasformare l’inventore del Bitcoin in una figura leggendaria, anonima e irraggiungibile. Nessuno potrà mai attendersi una sua decisione per influenzare la community in un verso o nell’altro. Satoshi ha creato un nuovo mondo, ma lo ha regalato ai suoi utenti.
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