Il tuo prossimo viaggio in Italia inizia da Londra

Londra, ovvero il miglior posto al mondo per visitare l’Italia. “Ti piacciono i paradossi” – potreste giustamente dire voi. Ma in realtà non è poi tanto un paradosso. Da nord a sud, centro eea3a55fbc274ba5c6050367262e30139 isole, l’Italia è ben rappresentata a Londra. Per carità, non mi spingo a dire che Londra è ormai una colonia italiana, ci sono molte altre etnie e nazionalità che ci superano in numero come ad esempio i Polacchi, gli Indiani e gli Iraniani. Comunque noi ci difendiamo bene, sia come numero di expat – ovvero lavoratori che sono migrati dall’Italia e che risiedono più o meno stabilmente a Londra – e turisti. In fondo ci sono molti turisti italiani che amano Londra. Capita spesso di passeggiare per Piccadilly Circus – passeggiare è una parola grossa, diciamo sgomitare e scavare il proprio spazio tra la folla – e sentire che la nostra amata lingua è ben presente nel sottofondo.

Ma perché tanti italiani vengono a Londra? A parte i turisti intendo. Sicuramente è una meta facile da raggiungere, ci si potrebbe lavorare in settimana e tornare in Italia nei weekend. Ma a parte questo, sicuramente il fatto che si parli inglese e non tedesco o cinese la rende un po’ più familiare, per quanto noi italiani con l’inglese non siamo mediamente al top.

Quello che sorprende un po’ è che a Londra ci sono molti giovani italiani che si mettono in gioco e lavorano nel settore della ristorazione. Non significa che aprono dei ristoranti, succede anche quello per carità, ma in genere vengono a Londra per lavori abbastanza umili tipo camerieri, commessi, fattorini eccetera. Per carità, ogni lavoro è buono e dignitoso, e io sono rimasto ad una concezione forse errata che questi lavori ci sarebbero anche in Italia e che i giovani però non li vogliono fare. Farli a Londra è diverso? Ci si sente parte di un qualcosa di più grande, o semplicemente fa più figo dire che si vive e lavora a Londra? Non può essere un gioco però, deve esserci qualcosa di più vero e importante in queste scelte perché Londra non è un posto facile per viverci. O meglio è un posto meraviglioso in quanto organizzazione ed è una città che offre ai suoi abitanti sempre qualcosa per nutrire la mente e seguire le proprie passioni. Tuttavia scandisce il tempo in modo inesorabile, implacabile e ti mette in competizione con il mondo intero. Questo si traduce in “si lavora tanto” e “costa tanto viverci”. Ora tornando ai camerieri italiani, questi quanto potranno mai guadagnare, 1400£ al mese?

Certo, rispetto allo stesso ruolo in Italia sembra buono. Però non è proprio così, a Londra vivere in una stanza costa circa 500£ – 700£ al mese (a meno che uno non vada a vivere molto lontano dal centro, ma poi ci sono altre spese) e poi cibo, trasporti, vestiti, qualche sera fuori con gli amici, un volo per l’Italia ogni tanto ed ecco che si vaporizzano. Tutto questo con turni di lavoro faticosi ad un ritmo che non è quello italiano. Ogni bar, ristorante, attività commerciale a Londra è assediata dai clienti, ci sono file per ogni cosa. E’ veramente difficile per il personale prendere un po’ di respiro e lavorare rilassati. Tutto è sotto la pressione di una folla immancabile che occupa tutti gli spazi. Lavoratori, turisti, uomini d’affari, Londra non è una città, è una gigantesca stazione con annessi dormitori.

Mi resta solo da pensare che Londra offra una speranza che in Italia gli stessi giovani non vedono. Forse in Italia potrebbero fare i camerieri, ma non vedrebbero mai aprirsi delle prospettive migliori di quelle.

Ma naturalmente gli italiani a Londra sanno fare anche altro. Non ci sono solo commessi e camerieri. Ci sono professionisti di ogni sorta, scienziati e anche imprenditori di successo.

Gli imprenditori sono un’altra categoria che mi sorprende in positivo. Qui a Londra ne ho conosciuto diversi, molti di loro hanno avviato la loro startup in Italia, ma poi li ho ritrovati qui. Naturalmente ci sono meno tasse e meno burocrazia, soprattutto credo che anche se le tasse fossero uguali, qui si pagano “meglio”. Non ho esperienze dirette di come si amministri un’azienda in UK, ma per esempio nel caso delle abitazioni qui tutti pagano una tassa sulla casa chiamata Council Tax, un po’ la nostra IMU … no aspetta, noi abbiamo la IUC, o cosa? La TASI e la TARI, questa solo per i rifiuti. Un po’ come la vecchia ICI … o no? Insomma qui hanno una tassa sola e indovinate come si paga. Beh molto semplice, non ci sono rendite catastali da recuperare col Voodoo, ogni casa ha una fascia e ogni fascia ha un importo. Punto. Quindi la calcola il Council (diciamo l’equivalente del Comune o Municipio) e te la manda a casa. Loro fanno tutto il processo di calcolo e invio bollettino, tu paghi. Vediamo in Italia, dunque, eccetto i casi di detrazione totale, devi conoscere la tua rendita catastale, calcolare l’importo, indicare il codice tributo, indicare il codice ente, indicare se ravvedimento, calcolare i giorni di ritardo se ci sono e i relativi interessi e sanzioni e poi procedere al pagamento con un “comodissimo” modulo F24 di cui neanche un direttore di banca conosce tutti i più intimi segreti e poi paghi, naturalmente nello stesso giorno in cui hai fatto i calcoli … e no, l’indomani già non vale più … ci sono nuovi interessi nuove sanzioni.

Ma perché in Italia facciamo le cose così? Bene, ormai è tardi. Lascio a voi ogni speculazione successiva.

Su Satoshi Nakamoto

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Mi sono sempre chiesto: se io fossi Satoshi rivelerei la mia identità o cercherei di negarla fino all’ultimo in un disperato tentativo di rendere quest’invenzione la più affascinante e misteriosa di tutti i tempi? Inoltre, a che scopo attirare su di me le attenzioni di milioni di malintenzionati, ladri, torturatori o peggio ancora ufficiali dell’ufficio tributi? (Si scherza eh…) Ricordiamo infatti che al momento il Sig. Nakamoto è il presunto possessore di circa 1 milione di Bitcoin, stiamo parlando di un controvalore di oltre 800 milioni di dollari. Non ricco come Gates o Bezos, ma insomma….
Un’ipotesi ancora più affascinante riguardo la scelta dell’anonimato di Satoshi è il cosiddetto appeal to authority. In effetti, il nostro genio può aver pensato che il principio fondamentale della sua creatura fosse l’assoluta assenza di un’autorità nella posizione di imporre delle scelte in modo “centralizzato”. Una persona in carne e ossa, con un nome e cognome, sarebbe stata necessariamente incaricata di questo ruolo e avrebbe rappresentato un’autorità nella rete. Un vero e proprio baco nelle fondamenta stesse del concetto di moneta decentralizzata. Quale soluzione migliore se non trasformare l’inventore del Bitcoin in una figura leggendaria, anonima e irraggiungibile. Nessuno potrà mai attendersi una sua decisione per influenzare la community in un verso o nell’altro. Satoshi ha creato un nuovo mondo, ma lo ha regalato ai suoi utenti.
Estratto da …
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I 10 errori del neo bitcoiner

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Mettere tutto su Coinbase o altro wallet online

la mia banca è deferente

Non che ce l’abbia contro Coinbase, Kraken e simili ma quasi la totalità dei servizi di wallet e exchange online deve gestire per vostro conto i vostri Bitcoin e questo significa che loro e non voi hanno le chiavi private. Qualche anno fa il più importante di questi servizi si chiamava MtGox e ad un certo punto è collassato e molti Bitcoiner si son trovati con un pugno di mosche. Questi siti devono anche ottemperare a direttive e regolamenti e in generale potrebbero bloccare i vostri fondi se richiesto da qualche autorità. Coinbase ad esempio è stato coinvolto dall’agenzia delle tasse americana. Insomma, mettere i bitcoin lì è più comodo ma significa perderne il controllo, esattamente come avviene per i soldi normali in banca. Bitcoin è l’unica moneta “contante” per pagamenti a distanza, perché non approfittarne?

Quindi, usiamoli per fare compravendite, ma non per tenere tutto. Per quello ci sono i wallet standalone come Electrum, Bitcore e altri.

Comprare in preda al panico da acquisto

che me frega a me che il prezzo della benzina aumenta, io ci metto sempre cinquemila

E’ ancora fresco il recente picco del prezzo raggiunto i primi giorni del 2017. Mai come in questi casi i forum si popolano di neofiti che chiedono delucidazioni su come acquistare, come tenere i bitcoin etc. Posto che fa piacere vedere nuovi adopter, rimane un po’ il pericolo che molti di loro saranno scottati dalla bolla e magari volteranno le spalle alla tecnologia a causa della loro prima disastrosa esperienza. Vale sempre il principio che quanto tutti comprano e ne parlano anche i giornali è già tardi, ed i prezzi sono più alti di quello che dovrebbero essere in realtà. Meglio impostare una strategia di acquisto periodica, ogni tanto acquistare una certa quantità e fregarsene dei trend.

Liberarsi dei bitcoin perché ora è meglio dudecoin

Orange is the new black

Problema legato al precedente. Quando se ne parla per via di qualche attacco informatico arriva il panico da vendita. I prezzi crollano e magari chi ha acquistato a 1000 liquida a 300. Oppure visto che Bitcoin viene un po’ ignorato dalla stampa si rimane affascinati da alternative seducenti. Non che io sia contrario alle altre cripto, in linea di principio bisogna essere aperti alle innovazioni ed alcune meritano di essere seguite. Purtroppo o per fortuna Bitcoin ha una storia lunga ed una base di utenti che lo rendono unico nel mondo delle cripto. Per pensare di liquidare i bitcoin e abbracciare nuovi asset … beh dovete sapere bene quello che state facendo.

Incaponirsi per acquistarli con carta di credito e paypal

Shopping e stai bene fino a sera

Lo capisco, anch’io la prima volta volevo acquistarli in un modo leggero, stile shopping di Barbie. Non volevo legarmi con IBAN, registrazioni, burocrazia, etc. Purtroppo acquistarli con carta di credito il più delle volte significa comunque fornire un sacco di informazioni KYC (Know Your Customer) e pagarli tipo il 6-10% in più. Stesso discorso con Paypal, anzi forse peggio. Se non sbaglio l’unico modo di acquistarli è attraverso un passaggio tra Paypal a Dollari Linden e successiva trasformazione in Bitcoin. Una mega commissione assicurata.

Ragazzi, vorrei fare mining

…e anche svuotare il mare con un bicchiere

Questa è proprio la stra-classica domanda del newbie. La risposta breve: NON FARLO. La risposta lunga … allora il mining oggi come oggi è un’attività industriale che solo delle server farm in Cina e pochi altri che pagano l’energia elettrica molto poco possono fare. Essendo il mining un’attività competitiva pensi tu di poter competere con il tuo Mac Book Pro? Allora, un laptop di fascia alta con la difficoltà di mining attuale può generare un blocco diciamo ogni 10 milioni di anni. Quindi minare da soli è escluso. Certo ci sono i pool, ma la sostanza non cambia. Certo si possono comprare degli apparati di mining dedicati, eppure ancora non è remunerativo. La ragione è che la corrente elettrica costa tanto e che il costo dell’hardware pure è alto e non lo ammortizzate. Poi ci sono quelli che – ma io posso usare la corrente gratis. Ok, intanto non si capisce come possa esistere una cosa del genere … ma anche ammesso e non concesso che qualcuno abbia la “corrente” gratis sarebbe più conveniente vendere l’energia piuttosto che minare i Bitcoin.

Fare trading con le cripto

L’avidità è giusta, l’avidità chiarifica

Supporto, resistenza, Bollinger bands, Fibonacci etc. Non avete mai fatto trading in vita vostra e improvvisamente sentite che avete capito tutto e avete un gran bisogno di farlo. Perché non farlo con le cripto? A parte che personalmente tutte le citate tecniche qui sopra sono IMHO inutili anche nel trading, una specie di voodoo, quello che bisogna invece capire è che molte cripto hanno pochissima capitalizzazione e sono magari pre-minate, in altre parole ci sono pochi individui che hanno lanciato la rete e hanno quasi tutta la capitalizzazione in tasca. Lo stesso Bitcoin che ha $15B di capitalizzazione in realtà può essere manovrato da pochi attori che hanno messo in tasca migliaia di bitcoin ai tempi in cui di questi ne servivano 10000 per comprare una pizza. Quindi i pump-n-dump sono mooolto pericolosi. Altra considerazione, nel trading si fanno i soldi solo a patto di farli perdere agli altri, guardacaso essere “gli altri” è molto più facile (statisticamente) che essere “quelli che fanno i soldi”.

Come faccio a ottenere indietro il pagamento

Un diamante è per sempre … come una transazione Bitcoin

Non si può. Punto. Se hai mandato i tuoi Bitcoin a qualcuno e questo non te li vuole restituire non si può tecnicamente fare niente. Denunciarlo, se ne conosci l’identità, potrebbe portare ad un eventuale processo e confisca di “altri” beni, ma non i bitcoin. La strana caratteristica della Blockchain è che le sue transazioni sono immutabili.

Pensare di accumulare Bitcoin con i Faucet

S’è fatto tardi molto presto.

I faucet sono quei siti dove se ci perdi un po’ di tempo sopra ti regalano qualche Satoshi, cioè qualche 10 alla meno 8 bitcoin. Considerato che il controvalore sarà che so … 0,1 centesimi di euro per ogni ora spesa lì si capisce non paghi nemmeno lo zucchero di cui il tuo metabolismo ha bisogno per farti restare vivo davanti allo schermo. Il tuo tempo e la tua attenzione devono valere veramente poco per stare dietro ai faucet. Meglio lavare le scale di un palazzo, farsi 20 euro e acquistare i bitcoin piuttosto.

Pensare che i Bitcoin siano anonimi

Nessuno mi ha accecato, nessuno mi uccide con l’inganno e non con la forza

I bitcoin sono tecnicamente pseudonimi, in altre parole nessuno ha progettato la rete Bitcoin per garantire l’anonimato. Quello che succede è che per ricevere dei bitcoin serve un indirizzo e per trasmetterli serve una chiave. Tu puoi generare chiavi e indirizzi dal tuo computer senza chiederle a nessuno. Il problema è che se tu usi il tuo indirizzo per ricevere coin da altri e questi altri conoscono il tuo nome, beh allora hai rivelato un legame tra te e l’indirizzo. Questo può succedere in modi molto sottili e non evidenti, anche inavvertitamente. Esistono delle società specializzate nel tracciamento dei pagamenti in Bitcoin, mettono insieme il grafo delle transazioni e le informazioni ricavate da social, forum etc. Possono stabilire che un indirizzo “rivelato” faccia parte di un wallet di una certa persona usando algoritmi di analisi dei grafi. Tutte le transazioni sulla Blockchain sono in chiaro e anche se non c’è il vostro nome sopra esiste una possibilità che si possa risalire a voi. Per questo hanno inventato altcoin come Zcash.

Ho perso le le chiavi private, come le recupero?

La paranoia è una virtù

Due cose sono abbastanza salde nella blockchain: la non revocabilità delle transazioni e l’impossibilità di accedere ai coin senza l’opportuna chiave privata. No key no coin. E cosa ancora più grave, se qualcuno butta un occhio alla vostra chiave privata ed è abbastanza veloce vi ruba tutti i coin che ci sono sopra e addio. Quindi siate paranoici nel conservarle, almeno quelle su cui sopra ci sono delle cifre importanti. Abbiate sempre un modo per recuperarle, un backup sotto il materasso. Valutate alternative ai wallet software come ad esempio i paper wallet e gli hardware wallet. Memorizzate da qualche parte le 12 parole per generare il seed da cui recuperare le chiavi etc.

Il fatto che tu sia paranoico non significa che non ti stiano dando la caccia

Se ti è piaciuto l’articolo potresti scaricare il mio Kindle ebook I bitcoin sotto il materasso.

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Ultima raccomandazione: niente di quello che scrivo è un invito ad investire i tuoi soldi, è al massimo un invito a conoscere la tecnologia sottostante. Se investi non investire più di quello che sei disposto a perdere e soprattutto non investire in cose che non capisci, siano queste i bitcoin o bipcucù (cit.)

Ma quale sharing economy

Ci avevano detto che Internet sarebbe stata la disintermediazione totale. Un mondo nuovo dove ognuno presenta il suo servizio pubblicandolo su web, dove la filiera si accorcia, dove il produttore ed il consumatore finale sono in contatto diretto. Vero! La filiera forse si accorcia, ma poi alla fine quanto siamo disintermediati? Non proprio una completa disintermediazione perché alla fine quanti hanno la forza di presentare sé stessi ed il loro prodotto attraverso il web e poi vendere, fatturare, gestire informazioni personali, pagare le tasse e ottemperare a tutti gli altri oneri amministrativi che conseguono da un’attività commerciale o assimilata?

Ecco che qui si inserisce il ruolo di broker, hub o market se preferite possiamo dire che avviene l’uberizzazione del mondo per presentare il concetto in modo immediato.

La nota società mette insieme domanda ed offerta di “passaggi” in auto creando un vero e proprio gigante globale dei trasporti “pubblici” o meglio dei trasporti al servizio del pubblico.

Non entro del merito delle diatribe fra tassisti, Uber, politica etc. L’uberizzazione del mondo è in atto e posso anche dire che mi sta bene e porta dei vantaggi immediati e dico subito che non sono tra  quelli che vuole proteggere gli interessi dei tassisti o di altre categorie. Se la tua value proposition è guidare un’auto, beh, scusa, siamo nel 2017.

Bisogna imparare cose nuove. E così come Uber abbiamo Airbnb, Booking, Kindle, Apple Store, per parlare solo di quelle che uso io. Il fatto è che a guardare bene abbiamo un nuovo intermediario, questa volta globale, per ogni aspetto della nostra vita. Alcuni la chiamano sharing economy. Ma non è sharing per niente. Uber economy rende molto meglio l’idea. Elimino intermediari locali e magari multipli ed ho un unico punto d’accesso all’intera categoria di servizi. Il nome stesso Uber, vocabolo tedesco traducibile come Over in Inglese e Al di sopra in Italiano rende immediatamente l’idea che produttore e consumatore sono assoggettati ad una nuova forma di controllo governata da un ente unico in tutto il mondo.

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Uber gatto propone i suoi produttori

Dico ancora che io personalmente uso Uber invece del taxi quando posso perché l’esperienza utente la trovo paradossalmente più rassicurante: so subito quanto pago, prenoto premendo un bottone senza dover parlare con qualcuno al telefono e questo sembra niente ma quando viaggi magari all’estero è un gran sollievo non avere dubbi tipo “ci saremmo capiti sull’orario?”, “verrà qui o avrà capito una strada diversa?” etc. etc.

Stesso discorso per Booking o AirBnb, il punto di accesso unico è comodo. Familiarizziamo una volta e siamo tranquilli anytime, dappertutto. Un po’ la stessa ragione che rende gli incroci di una città come Londra tutti identici: Tesco, Sainsbury, Lloyds o altra banca, agenzie immobiliari, Subway, Pret-a-manger, Caffè Costa etc. Ogni londinese si sente a casa in qualunque punto della città. E ci credo. Il panino al prosciutto di Parma del Pret è uguale in tutta Londra, buonissimo talaltro.

Ma allora la sharing economy? Dove la mettiamo? La facciamo o no? Ancora una volta si tratta di eliminare l’intermediario, ma questa volta quello grosso. Fare la post-uberizzazione del mondo. Fare Uber senza Uber o AirBnb senza AirBnb. Sembra impossibile, ma forse non lo è. Bitcoin ci ha insegnato una cosa e cioè che posso installare un software sul pc e fare internet banking senza una banca. E allora forse anche tutto il resto non è impossibile.