Smart Contract, tutti ne parlano

bill_of_sale_louvre_ao3765
contratto sumero – attesta la proprietà di uno schiavo

Ma cosa sono? Quando si parla di smart contract, ed in particolare di quelli basati sulla blockchain Ethereum ci si imbatte presto in questa affermazione:

Uno smart contract non è né smart né contract.

Ricordiamo che Ethereum è una rete peer to peer che utilizza un protocollo ispirato a quello del Bitcoin per assicurare l’integrità di un registro globale di transazioni. In aggiunta a quanto già svolto benissimo da Bitcoin, Ethereum mette a disposizione uno strumento ed un linguaggio formale per la scrittura di smart contract. La domanda immediata è: perché non esistono gli smart contract su Bitcoin? In realtà esistono, ma diciamo che ci sono delle limitazioni, non tecniche ma volute in fase di progetto, che impediscono di codificare una logica complessa dentro una transazione Bitcoin. La value proposition di Ethereum è proprio questa, fare quello che Bitcoin ha deciso di non fare per timore di inficiare la sicurezza. Ethereum vuole correre il rischio.

Tornando al paradosso che gli smart contract non sono né smart né contract vediamo come spiegarlo. Con smart ci riferiamo a qualcosa di intelligente, ok gli smartphone non sono in effetti così intelligenti, ma lo diciamo per distinguerli dai dumb phone, quelli che servivano solo a fare le telefonate. Così, un po’ per estensione, tutto quello che è innovativo lo vorremmo chiamare smart, ma di fatto sarebbe più corretto dire contratto crittografico o contratto digitale.

Occhio che digitale non significa digitalizzato, non è che prendiamo un contratto cartaceo e lo digitalizziamo questo diventa uno smart contract. Digitale significa che può fare uso delle tecniche digitali (leggi numeriche) per consentire alcune proprietà: ad esempio l’autenticità. Questo si ottiene attraverso la crittografia.

Smart in realtà dovrebbe significare “capace di ragionare con dati incompleti” mimando in qualche modo il ragionamento o l’intuizione umana. Qualcosa più legato all’intelligenza artificiale che alla certezza crittografica. Ma questo è esattamente quello che non vogliamo nei contratti digitali: la discrezionalità dell’interpretazione che porta facilmente alla corruzione e all’ingiustizia.

Vediamo perché non è un contract. Cos’è un contratto? Secondo il codice civile italiano

Il contratto è l’accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale.

Insomma, serve definire le parti, che nell’ordinamento italiano saranno persone fisiche o giuridiche mentre nel caso degli smart contract basati su Ethereum queste parti non ci sono, o meglio non sono definite. Ci sono solo account e le loro chiavi private. Potrebbero essere possedute da un minore, da un robot, da uno scimpanzè, etc. da qui la difficoltà di stabilire le parti nel modo in cui si fa per i contratti tradizionali. Il contratto stesso su Ethereum può possedere una dotazione finanziaria (nella sua criptomoneta chiamata ether). Insomma un contratto su Ethereum è più che altro un agente artificiale (non intelligente però) dotato di fondi propri che può interagire con altri attori anch’essi dotati di chiavi crittografiche ed account sulla blockchain. Inoltre sempre secondo il codice civile

L’oggetto del contratto deve essere possibile, lecito, determinato o determinabile

Ammesso di poter identificare un oggetto nel caso degli smart contract, i concetti di possibile, lecito, determinato devono essere traslati nel vocabolario della blockchain e quindi: non esiste il concetto di possibile/impossibile ma quello di valido o non valido. La blockchain è fatta di transazioni, esse sono possibili se la matematica lo  consente ( esempio se hai 1 ether non puoi spenderne 1.5). Le transazioni sono verificate e successivamente inserite nel registro globale.

Lecito significa a norma di legge, ma in questo caso la legge è  il protocollo informatico e non la legge stabilità dalla giurisdizione in cui opera il nodo della rete.

Code is law

Ci piaccia o no, sembra essere così. La natura degli smart contract è quindi più quella di processi o agenti che di contratti intesi come accordi. Tali processi obbediscono ad un codice sorgente che ne stabilisce la logica e le condizioni. Quindi in realtà i contratti sono dei veri e propri programmi in esecuzione. Come tutti i programmi in esecuzioni hanno delle variabili, ad esempio numeri o stringhe, che sono definite e manipolate dal codice stesso.

Quindi, se non sono contratti a cosa servono e cosa si può fare? Ci sono diverse applicazioni:

  • Aziende decentralizzate, attraverso un fondo comune soggetto a regole con cui i partecipanti possono votare per le spese da sostenere e regole per i dividendi
  • Testamento, stabilisce che una somma venga spedita al verificarsi della morte di una persona.
  • Regalo di compleanno, in cui una somma viene spedita solo al compimento dei 18 anni.
  • un contratto di assicurazione che risarcisce automaticamente al verificarsi di un sinistro.
  • diventare king of ether

e molti altri ….

Quindi qual è la peculiarità degli smart contract rispetto ai normali programmi del calcolatore? Beh, possiamo dire che la loro forza sta nel fatto che nessuno può spegnerli, una volta avviati, se la terminazione non è prevista nel loro codice, allora saranno per sempre in esecuzione. Si potrebbe suggerire che per spegnere un programma basta staccare la spina al computer che lo esegue, ma qui sta il bello ed il brutto della blockchain: il programma viene eseguito contemporaneamente ed in modo identico da tutti i nodi della blockchain che sono migliaia. Il bello: nessuno può staccare la spina. Il brutto? L’esecuzione più energeticamente inefficiente che possiamo immaginare. Ma ricordiamo come nel caso del Bitcoin. La blockchain è progettata per la sicurezza in un ambiente estremamente ostile dove tutti i partecipanti sono hacker esperti, malintenzionati e anonimi che provano ad imbrogliare mentre indossano la maschera di Guy Fawkes, e nonostante questo la sicurezza e l’onestà delle transazioni è garantita. La blockchain non è pensata per essere energeticamente efficiente.

Se un avversario ostile staccasse la spina al 50% dei nodi (nodi = computer) in poche ore il protocollo si auto-adatterebbe rendendo appetibile a molti nuovi potenziali nodi il loro ingresso. Di fatto i nodi sono sempre in competizione fra loro e se la competizione è più facile questo fa si che immediatamente altri nodi si aggiungano.

Vista la natura descritta fin qui appare chiaro che gli smart contract sono dei processi che automatizzano il trasferimento di valuta in modo automatico e decentralizzato e non sono stati pensati dagli avvocati ma piuttosto dagli ingegneri. Sarebbe interessante capire come e se ai giuristi potrà interessare influenzare questa tecnologia.

Segue esempio di contract, come vedete è assolutamente per programmatori.

pragma solidity ^0.4.0;

contract Purchase {
    uint public value;
    address public seller;
    address public buyer;
    enum State { Created, Locked, Inactive }
    State public state;

    function Purchase() payable {
        seller = msg.sender;
        value = msg.value / 2;
        if (2 * value != msg.value) throw;
    }

    modifier require(bool _condition) {
        if (!_condition) throw;
        _;
    }

    modifier onlyBuyer() {
        if (msg.sender != buyer) throw;
        _;
    }

    modifier onlySeller() {
        if (msg.sender != seller) throw;
        _;
    }

    modifier inState(State _state) {
        if (state != _state) throw;
        _;
    }

    event aborted();
    event purchaseConfirmed();
    event itemReceived();

    /// Abort the purchase and reclaim the ether.
    /// Can only be called by the seller before
    /// the contract is locked.
    function abort()
        onlySeller
        inState(State.Created)
    {
        aborted();
        state = State.Inactive;
        if (!seller.send(this.balance))
            throw;
    }

    /// Confirm the purchase as buyer.
    /// Transaction has to include `2 * value` ether.
    /// The ether will be locked until confirmReceived
    /// is called.
    function confirmPurchase()
        inState(State.Created)
        require(msg.value == 2 * value)
        payable
    {
        purchaseConfirmed();
        buyer = msg.sender;
        state = State.Locked;
    }

    /// Confirm that you (the buyer) received the item.
    /// This will release the locked ether.
    function confirmReceived()
        onlyBuyer
        inState(State.Locked)
    {
        itemReceived();
        // It is important to change the state first because
        // otherwise, the contracts called using `send` below
        // can call in again here.
        state = State.Inactive;
        // This actually allows both the buyer and the seller to
        // block the refund.
        if (!buyer.send(value) || !seller.send(this.balance))
            throw;
    }
}

La guerra al terrorismo passa dalle prepagate

Togliere le scarpe, fare il body scanning, buttare via la bottiglietta d’acqua appena comprata o peggio la bottiglia di vino … eh ai gate non si passa con liquidi, e naturalmente con oggetti strani come balestre o coltelli. Ovviamente alcuni di questi sono accorgimenti ragionevoli altri fanno piuttosto girare le scatole.

Il terrorismo è appunto questo, creare una situazione di tensione e di “terrore” per cui la vita delle persone viene pian piano resa più difficile. In genere accettiamo queste piccole privazioni della libertà con lo scopo di evitare disastri aerei e la morte delle persone.

A parte che la soluzione delle nostre autorità è piuttosto discutibile: uno si mette un liquido esplosivo nelle scarpe quindi niente più liquidi a bordo per miliardi di passeggeri. La reazione è discutibile perché una sola azione causa miliardi di conseguenze rendendo l’attentato un successo planetario. Possibile che nel 2016 e con il supporto della tecnologia non si riesca a concepire qualcosa di più intelligente?

Nella scia di “uno fa il cattivo -> puniamo tutti” ecco che sta per arrivare una bordata ad un’altra libertà personale.

EU officials said some of the recent attacks in Europe were carried out with limited funds, sometimes sent from outside the EU by criminal networks.

…conseguenza=bisogna fermare la circolazione del denaro per tutti. Eh be’ però, i nostri commissari europei mica sono stupidi. Anzi uno di loro osserva che

“There are a lots of new ways of transferring money and not all of those are covered in the EU-US scheme,

e quindi cosa facciamo?

Under the deal, which still needs European Parliament approval, holders of prepaid cards would have to show some form of identity when they make payments of 150 euros or more.

Capito bene? Se paghi con carta prepagata più di 150€ devi mostrare un documento? Tu Carlo Rossi, o Pinco Pallino potrai essere costretto ad avere sempre sottomano la tua carta d’identità “non”scaduta s’intende. Per i Bassotti e Gambadilegno non c’è problema, loro ne hanno decine di carte d’identità, tutte con nomi diversi.

La cosa ridicola è che come al solito si basa la sicurezza di un sistema digitale (in questo caso un pagamento elettronico) sulle fondamenta marce di un documento cartaceo che con pochi spicci chiunque può falsificare.

E ancora non stiamo parlando di Bitcoin e poi Z-cash. Vedremo dove l’incompetenza può raggiungere i suoi più grandi picchi di splendore.

giphy1
Ballerino che ha dimenticato il passaporto ma vuole pagare con Postepay

Il remote banking fa schifo

 

giphy
Esempio di UX nel mondo bancario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Voglio un elicottero sul tetto e $10M sul mio conto cifrato a Fantasilandia, subito

Ok John, vacci piano però

Fate quello che dico o spacco tutto

Ok, ci stiamo lavorando

Ora controllo … bip…biriribip (pc che fa suoni fighi) … (progress bar al 100%) Ok vedo i $10M

Gli spostamenti di denaro nei film sono veramente fighi, peccato che nella realtà succede che:

ti colleghi e ti chiedono di cambiare la password, no scusa questa non va bene massimo 8 caratteri, e il codice dispositivo? te lo sei dimenticato, no problem chiamaci a questo numero dalle 8 alle 8:30, e ricorda che devi presentarti ai nostri uffici. Lunedì però, adesso no. Sei all’estero? Peccato, vabbé quando torni? ah ti serve subito … eh peccato.

Perché l’esperienza utente deve essere così frustrante nel caso della movimentazione dei nostri soldi? Per via della sicurezza? E invece no, perché poi alla fine i sistemi bancari non sono comunque sicuri.

Ovvio che poi qualcuno ti inventa una cosa come il Bitcoin. E’ il mito holliwoodiano del denaro trasferito e verificato in tempo reale. E poi dicono che usare i Bitcoin è difficile. Provate a ricaricare una postepay dall’estero poi ne riparliamo.

 

 

 

Microsoft e Linux, l’impero non colpisce ancora

Microsoft si unisce alla Linux foundation. La notizia è di qualche giorno fa, quindi non sto qui ad annunciarla, ma personalmente c’ho messo qualche giorno per digerirla.

55794912

Ho conosciuto Linux negli anni 90 attraverso una distribuzione Red Hat, all’epoca ricordo che avevo un solo computer, collegato alla rete tramite modem a 28.8K e siccome cercavo di imparare come usare Linux ma non mi funzionava il driver per il dial up, facevo il boot da Windows, mi collegavo al web scaricavo un po’ di documentazione, poi facevo il boot da Linux per rimettere in pratica i suggerimenti. In un ciclo di trial and error moooolto faticoso.

Ricordi da vecchi forse, oggi i ragazzini hanno 5-6 device a testa, dormono con Youtube nelle orecchie e passano il tempo sulla XBox, quelli moderati intendo, poi ci sono i drogati che se non sentono odore di WiFi non entrano neanche in casa.

Comunque per tornare all’amarcord, Microsoft era il male e Linus Torvalds il paladino che in direzione ostinata e contraria aveva deciso di scrivere un piccolo sistema operativo in C e “Mamma guarda, funziona”, e aveva resistito alle critiche, le più dure, le più autorevoli come quella del Prof. Tanenbaum. Il mondo era diviso, i nerd che amavano Linux e scrivevano Winzozz sui muri, e il 99% della gente a cui non fregava niente. Ma quell’1% era importante. Debian, RedHat, Fedora, Ubuntu hanno preso piede, sono diventati i silenziosi sistemi che trasmettono la posta, ospitano i siti web, sono diventati la base su cui hanno poggiato le startup di ieri come Google, Facebook. Amazon ha ingurgitato tonnellate di chip Intel e moltiplicato Linux sul cloud milioni di volte. Ieri la posta elettronica, oggi i social network, domani l’intellligenza artificiale.

Developers, Developers, Developers chiamava Steve Ballmer in una memorabile performance nel fosso di Helm insieme a pochi eletti cavalieri developer e all’urlo di “I LOVE THIS COMPANY YEAAHHHHH” hanno cercato di resistere alla marea di orchetti nerd. Steve Ballmer hai perso. E probabilmente la sconfitta è un bene per questa nuova Microsoft, più simpatica (ora i cattivi sono Apple e Facebook), che mette la faccia di Satya Nadella mentre Bill Gates ormai è un essere soprannaturale che invia la provvidenza per il bene comune.

E poi dicono che Bitcoin è difficile

…da usare. Ma avete mai provato ad usare i vostri soldi che stanno chiusi dentro i forzieri delle vostre banche per fare una cosa che volete voi.  Oggi scaglio le mie invettive contro AML e KYC. Anti money laundering e Know Your Customer. Regole e regolette pensate inizialmente nel nostro interesse ma che implementate con ostinata incompetenza diventano incubi. Se negli ultimi anni siete dovuti andare in banca, confermare con foto, numeri di telefono, pile di carte da firmare etc. sapete di cosa sto parlando.

L’ultimo atto dell’esasperazione l’ho raggiunto quando ho provato a comprare quella valuta che secondo “loro” è usata dai criminali che vi bloccano il computer e poi chiedono il riscatto, no non pensate ai dollari di Microsoft che vi blocca il computer con gli aggiornamenti di Windows, intendevo i Bitcoin.

In pratica il servizio in questione (CEX.io) inizia placido:

dài mandaci il numero di telefono,

ok conferma via sms facile facile.

Poi però mandaci anche un selfie – tipo tu che tieni la tua carta di credito e fai le duck lips.

Fatto!

Sì però non basta adesso metti carta e passaporto insieme e fai una bella foto e manda tutto.

No, però non così si vede la tua mano, ma non sei capace, fai un’altra foto. Non così, non usare la webcam del pc, usa il cellulare in piano mi raccomando e altra risoluzione.

Uff.  Ok

e dopo aver spedito tutto via HTTP (Habemus Trattenutus Tua Pecunia)

Ok, ci siamo quasi … ora devi chiedere il codice della autorizzazione della transazione alla tua banca.

Whazz? La mia banca … il codice di autorizzazione della transazione? …. che non si trova nel sito di banking? … ah dovrei chiamare la banca e spiegare la cosa a voce … ah ah ah, ma io ho una postepay, la mia banca non capisce un cazzo di quello che state dicendo.

***

Ok, messa una bella pietra sopra su CEX.io proviamo da qualche altra parte. Ho un account su un altro servizio per la compravendita di Bitcoin, Kraken. Inviamo un deposito di 50€ per iniziare. Faccio un bonifico da un’altra banca notoriamente smart. Il giorno dopo mi chiamano dalla banca e mi dicono che il bonifico è bloccato. Perché? Perché sì, l’ha deciso l’ufficio non so cosa. Se voglio sbloccare devo inviare via fax o mail le immagini scansionate dei miei documenti ed un foglio dove ci sono i dettagli del bonifico che intendo fare.

Via fax? Stampare, firmare e scansionare e mandare via email? Ancora? Penso all’800 ed un’immagine di Karl Marx che sale su una diligenza viene generata dal mio inconscio.

Naturalmente chi se ne fotte se poi qualche file con mia faccia e la mia firma finisce in un bar di Caracas e mi rubano l’anima. L’importante è che abbiamo fatto il KYC. Loro assicurano che: Trattiamo i dati personali dei clienti con le più avanzate tecniche e best practice per garantire privacy e sicurezza.  Per una breve panoramica di come vengono gestiti i dati personali vedi sotto

tumblr_noi3n89rzi1ur8m7ho1_500
Best practice nella gestione dei dati personali

Come un bravo bue prendo Word, copincollo i dettagli del bonifico, la foto della patente, e poi non avendo una stampante (càpita, la mia è sempre rotta) incollo la mia firma scansionata che tengo in un cassetto del computer. L’ho sempre usata, c’ho anche fatto il contratto di affitto della casa a distanza … ebbene … NO. Mi torna indietro “perché si vede che non è di mio pugno ma è una firma digitale

Qui crollo. FIRMA DIGITALE??? Ma almeno fosse brutto ignorante. E’ solo una firma digitalizzata  e allora? Accettala cribbio.

Ma poi penso che lui è una vittima come me di chi fa le regole e non capisce i problemi che crea, alla fine non ci fanno usare i nostri soldi come vogliamo noi mentre i criminali comprano passaporti falsi per 100€ e fanno il KYC quante volte vogliono.

Qui non si tratta più di KYC, siamo arrivati al KFC(*), la mia banca sa già chi sono, hanno già la mia faccia la mia firma la mia storia, mi richiedono tutto per un bonifico da 50€ ??!! E mi confermano, me lo richiederanno ogni volta che intendo farlo verso quel beneficiario.

Morale: Usare i propri soldi è difficile, usare i Bitcoin è easy.

*Kentucky Fried Chicken.

A lezione di Bitcoin da Antonopoulos

Ieri ho avuto la possibilità di sentire dal vivo il mitico Andreas Antonopoulos durante una sua breve ma ispirata relazione presso l’Imperial College di Londra. La venue potrebbe suggerire un incontro formale, con scienziati in toga e tocco che si misurano sui massimi sistemi. Beh, in realtà si trattava di un meetup abbastanza informale, ospitato dal Cryptocurrencies Institute dell’università.

cyw-dh6wiaad_ql

Dei massimi sistemi però un po’ si è parlato. Forse qualcuno si aspettava un qualche approfondimento tecnico sul funzionamento di Bitcoin e su tutte le più recenti discussioni, da SegWit, al Lighting network sullo sfondo dell’annosa questione della scalabilità, della misura dei blocchi etc.

Invece pare che Andreas sia molto più interessato a parlare di politica monetaria internazionale. Forse (cit.)Bitcoin è nato con uno scopo diverso, ma quello che succede nei paesi come Grecia, Venezuela, India, Pakistan, Argentina, Ucraina e domani forse Cina sta influenzando il ruolo di Bitcoin che diventa sempre di più la unica exit strategy per le persone comuni che vogliono fuggire dalla “guerra” monetaria in corso nel mondo – fra monete diverse  ma anche interna, dove grazie alla cattiva moneta (FIAT) si prosciuga la classe media. Insomma un discorso ispirato e ispiratore. Secondo Andreas la guerra monetaria in corso tiene in ostaggio miliardi di abitanti, i più deboli ovviamente. A proposito di India, il prezzo del Bitcoin lì tocca i 1000$ mentre qui è a 750$, segno che la politica monetaria che ha messo fuori corso le banconote più diffuse dalla sera alla mattina sta creando una forte pressione per acquisire una nuova riserva di valore. Improvvisamente milioni di persone si sono dovute mettere in fila per cambiare i loro soldi ormai carta straccia, persone sono morte in questa situazione da inferno dantesco. In Venezuela le banconote ormai si pesano, nessuno le conta più. Uscire dalla moneta ufficiale, usare Bitcoin o scambiare dollari al mercato nero significa prigione a vita. Insomma, nel comfort delle nostre economie ancora relativamente sicure non percepiamo forse quello che sta succedendo nel mondo, ma per miliardi di persone l’economia è in fiamme e la cattiva moneta è uno strumento nelle mani di chi vuole drenare la ricchezza.

Andreas avverte, chi suggerisce una exit ai disperati ostaggi delle politiche monetarie scellerate sarà considerato un terrorista. Chi fornisce uno strumento per arrivare ad una exit sarà considerato un terrorista. Insomma una guerra.

Un discorso ispirato, una chiamata alle armi, un seme rivoluzionario che prende corpo. Insomma ognuno fa le proprie considerazioni. C’è chi non ci crede, c’è chi ci crede ciecamente, c’è chi “manca l’analisi e poi non c’ho l’elmetto”. La sessione Q&A è stata breve e le domande tante. Non sono riuscito a prendere il microfono, ma avrei voluto chiedere:

  1. Non è il Bitcoin progettato in un modo che finirà per favorire gli early adopter a scapito di chi arriva dopo creando una forte nuova diseguaglianza sociale?
  2. Solo il Bitcoin ci salverà? o anche le altre cripto giocheranno un ruolo essenziale?
  3.  Visto che il suo “prezzo” è destinato a salire sempre, potrà mai essere una moneta o sarà sempre una riserva di valore? Un “oro digitale”?

Deep learning, Van Gogh e Adversarial Networks

Imperfezione…e se domani Google ti rispondesse “Avrei degli ottimi risultati, intanto tieni questi”

Secondo Yan LeCun, il capo di Facebook AI e figura leggendaria del deep learning, tra gli oggetti di studio più interessanti al momento ci sono le Generative Adversarial Networks. L’inventore di queste ultime si chiama Ian GoodFellow.

Questi algoritmi sono in grado di generare quadri con lo stile di pittori famosi, come Van Gogh appunto, o poesie, canzoni, … e magari domani film, software etc.

Prima di tutto diciamo che stiamo parlando di reti neurali profonde o deep learning. Se interessa una piccola introduzione non matematica sul tema vedi qui. Distinguiamo i modelli discriminativi da quelli generativi, ops … suona molto scolastico? lo so. Diciamo allora che ci sono modelli che sono in grado di classificare fra varie classi: ad esempio presi tutti i pixel di un’immagine ti dicono se c’è un volto, e altri modelli, quelli generativi che possono appunto generare istanze simili ai dati in ingresso, come se queste provenissero dalla stessa popolazione.

Le generative adversarial network sono appunto costituite da due modelli, uno è il generatore l’altro è il classificatore e in un certo senso sono in competizione. A partire da un dataset di immagini, ad esempio il generatore cerca di inventare delle immagini che sono “simili” a quelle del dataset. Il classificatore invece cerca di capire quali sono genuine e quali sono artificiali create dal generatore.

Le applicazioni appunto possono essere la generazione di arte artificiale, locuzione che suona malissimo per la ripetizione della parola arte-

Possono i computer imparare a produrre un’imperfezione genuina? I computer e robot convivono malvolentieri con l’imperfezione, mentre i lavori artigianali esaltano questa caratteristica che rende unico ogni oggetto artistico o semplicemente artigianale.

Ma a parte le creazioni pseudoartistiche, questi generatori sono interessanti e le applicazioni sono forse più numerose di quelle che ci possono venire in mente subito. Ecco un esempio di “camere da letto” inventate. Non si tratta di fotografie, nel senso di immagini catturate da una fotocamera, ma piuttosto di immagini catturate dalla statistica.

lsun_bedrooms_five_epoch_samples

(tratto da http://richard-alan-herbert.com/generating-images-of-fine-art-in-300-lines-of-code/)

L’immagine suggerisce che l’arredamento e l’architettura potrebbero essere rivoluzionate con la creazione immediata e su larga scala di prototipi e modelli. Ma non solo. Se la statistica cominciasse a catturare la struttura dei programmi software? I generatori potrebbero cominciare a generare applicazioni capaci di rispondere a dei requisiti posti dagli utenti tipo “app per chattare e spedire selfie”, e produrre un portfolio di migliaia di app da cui scegliere, forse nessuna perfettamente rispondente ai requisiti, ma in fondo … quelle scritte dagli esseri umani lo sono?

Altro scenario, distopico, la generazione di identità digitali verosimili capaci di registrarsi ai social, creare relazioni etc. Insomma, un mondo complicato, per ora non riusciamo nemmeno a contrastare le bufale.