tratto da I Bitcoin sotto il materasso, kindle book.

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Così come conserviamo le banconote in un portafogli di pelle o di stoffa – a proposito dove ho messo il mio? – così ci serve uno strumento per maneggiare i Bitcoin, questo strumento in genere è un software che si chiama wallet (che fantasia). Sgombriamo subito il campo: i Bitcoin non sono memorizzati dentro il wallet. I Bitcoin non esistono in forma di oggetti distinti. I nostri Bitcoin sono in realtà la somma di tutte le transazioni che contengono un credito non ancora speso e che può essere speso solo grazie ad una delle nostre chiavi private.

Ricordiamo qui che la chiave privata è l’unico elemento che consente di spendere una cifra che risulta accreditata alla corrispondente chiave pubblica. No chiave privata no money.

Sì, è una cosa un po’ complicata, ma grazie al wallet diventa abbastanza semplice. Il wallet è uno strumento che appunto permette di memorizzare in modo sicuro tutte le nostre chiavi, sia pubbliche che private. Questa è la base, il wallet minimale. Come potete capire è solo un sistema per memorizzare le chiavi e quindi, più che un portafogli, sarebbe un portachiavi. Infatti non potete fare nient’altro, neanche un pagamento. Questo genere di wallet potete anche realizzarlo con la carta, non ha bisogno di essere un software o un dispositivo elettronico. Infatti esiste il paper wallet che è un modo pratico per conservare i propri Bitcoin.

Ma tra conservare e gestire c’è una bella differenza. Se per esempio voglio inviare un pagamento, devo per forza firmare digitalmente una transazione. A questo punto è necessario un software e un dispositivo che lo esegua.

Un esempio di wallet che gestisce le chiavi di cifratura e consente di firmare e trasmettere alla rete transazioni è Electrum, che, per inciso, è quello che uso io. E’ molto semplice da usare e consente di memorizzare le chiavi sotto forma di una serie di parole del dizionario, nel caso si volesse averne una copia mnemonica.  Permette di ricevere e spedire pagamenti, generare nuovi indirizzi, ottenere il saldo attraverso una connessione alla rete. Notare che un wallet di questo tipo non memorizza la Blockchain nel nostro disco, si limita a creare transazioni che poi spedisce ad altri nodi della rete che eventualmente potranno verificarle attraverso l’esplorazione della Blockchain.

Se invece vogliamo anche conservare una copia locale della Blockchain allora il nostro sarà un nodo completo a tutti gli effetti e potrà non solo creare nuovi indirizzi, gestire le chiavi e firmare transazioni, ma potrà calcolare il saldo e verificare ogni transazione nostra o di altri sulla Blockchain. In teoria potrebbe anche cercare di inserire nuovi blocchi nella Blockchain attraverso il mining, ma il mining richiede hardware specializzato per competere nella proof-of-work. Un wallet di questo tipo è il software Bitcore, ricordiamoci che la Blockchain ha una dimensione di diverse decine di GB e quindi ci vorrà del tempo prima di poterne avere una copia aggiornata.

Se, all’altro estremo, non vogliamo occuparci di niente e lasciare che qualcun altro lo faccia per nostro conto allora possiamo usare un wallet online.

Precisiamo che in questo caso non è molto diverso da un conto corrente bancario e contrario allo spirito del Bitcoin che delle banche vorrebbe farne a meno.

In un certo senso è come se chiedessimo a qualcuno di tenerci il borsellino, quindi o è un segretario che ci segue ovunque o è un conto in banca. A volte può essere comodo, ma personalmente ritengo sia meglio tenere la maggior parte dei propri coin in un wallet locale (gestito direttamente nel nostro PC) o, se non intendiamo usarli per molto tempo, in un paper wallet dentro una cassaforte.

Se qualcun altro ha le nostre chiavi potrebbe in teoria fare tutto quello che vuole con i nostri coin. Anche se in buonafede, potrebbe semplicemente perderli.

In questo senso il pagamento in Bitcoin, quando gestiamo direttamente le nostre chiavi, ha delle caratteristiche uniche:

è come un pagamento in moneta contante, posso pagare qualcuno che magari sta di fronte a me in questo momento generando una transazione che lui o io potremo poi trasmettere ai nodi della rete per inserirla nella Blockchain. Potremmo, in teoria, scrivere la transazione in un biglietto e spedirla con un piccione ad un nodo della rete.

E’ pseudo anonimo e riservato come uno scambio di banconote tra due facce sconosciute in mezzo ad una folla di facce sconosciute. Alla rete basta sapere che chi paga usa una certa chiave privata e chi riceve ha una cerca chiave pubblica. Non serve conoscere le vere identità.

È come un libretto di assegni che viene firmato con una firma digitale, ma senza avere una banca che emette il libretto, lo possiamo creare noi quando vogliamo e usarlo, a patto che ci accreditiamo in qualche modo dei coin.

E’ come un bonifico perché può avvenire tra due persone che stanno ai poli opposti del pianeta ma guarda caso è molto più rapido, la visibilità del pagamento è immediata, la sua conferma (cioè la non revocabilità) richiede circa un’ora che è molto meglio di quanto si ottiene con un bonifico bancario.

A me piace pensare che funziona come una moneta contante ma per pagamenti a distanza. Un paradosso? Qualcosa che non ha un equivalente fisico, a meno che non ci dotiamo di un borsellino molto robusto, una catapulta enorme ed una mira eccezionale.

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