Ripescato da qualche vecchio post mi ha fatto sorridere questo resoconto della mia partecipazione ad una conferenza ICT a Barcellona di qualche anno fa. Mi son divertito oggi a rileggerlo e ricordo di essermi divertito anche di più a scriverlo allora. Insomma lo condivido di nuovo, tanto WordPress è pagato per quest’anno.

—-

Le conferenze internazionali nel settore Internet/Computer Science sono un interessante ecosistema in cui prevalentemente si muovono molti nerd, qualche geek, e pochissime donne. A parte questa classificazione molto generale si possono distinguere alcune interessanti sottospecie:


il linuxiano: il linuxiano è un convinto promotore del software libero e non usa altro che software free per tutto il suo lavoro. Normalmente si scontra con la dura realtà dei driver. Il suo ubuntu non gli consente di collegarsi al proiettore, allora chiede in prestito al chair un laptop windows o mac dove con una pennina usb copia la sua presentazione fatta ovviamente con libreoffice che naturalmente non trova installato, e come minimo deve scalare dalla presentazione interattiva ad un semplice pdf e nei casi più gravi la sua pennina è formattata con algoritmi esoterici e non viene riconosciuta.


il maturo: il maturo è un uomo di circa 50-55 anni distinto e ben vestito contrariamente alla media dei partecipanti che sono vestiti con pantalone di panno color anonimo, camicia a quadri e le collage (fanno eccezione i geek con maglietta spiritosa, pizzetto e orecchino). Spesso viene dai settori ricerca e sviluppo delle imprese private e non dalle università poiché queste ultime hanno a disposizione giovani dottorandi e post doc da inviare come carne da cannone alle numerose conferenze in cui il mega prof mette solo la firma sugli atti a stampa.


l’ansioso: l’ansioso è in genere un giovane ricercatore alle prime armi, non si azzarda mai a fare domande perché ha paura che tutti si girino a guardare con l’espressione di “ma che diamine stai dicendo?”. Quando sale sul palco a parlare si porta dei fogli scarabocchiati per leggere le parti che non ricorda (cioè tutte) e in genere impiega parecchio prima di riuscire a far partire la presentazione, quasi quanto il linuxiano, ma per motivi diversi.


il pomeridiano: gli organizzatori tendono a programmare le relazioni più interessanti nella mattina, prima le migliori e poi a scalare. Quelle accettate un po’ per pietà finiscono nel dopo pranzo e i relatori devono fare i conti con la tristezza di una sala semivuota in cui tutti i partecipanti stanno facendo altro sul loro laptop e non hanno nessun interesse in quel che viene spiegato. A volte è una fortuna anche per i relatori che non ricevono quasi mai domande cattive.


il geek: il geek è un intruso in mezzo ai nerd, ne condivide in parte il vocabolario, anche se non ne capisce completamente il significato. Partecipa solo per dovere, altrimenti andrebbe ad un convegno su moda e social media. Il geek sfoggia sempre un mac, veste in modo più ricercato ha uno zainetto al posto della valigetta da ingegnere e le sue presentazioni fatte con keynote sono sempre più belline perché la grafica con il mac si sa che viene meglio. Il geek è sempre spigliato e più social del nerd, difficilmente rimane da solo a bere un caffè fissando una colonna ed in genere non si impappina più di tanto quando parla in inglese.


quello della sicurezza: in tutte le conferenze internet che si rispettano i relatori sfoggiano idee che vanno dallo strampalato al normale e fino all’avveniristico. Software per astronavi, sensori nel cervello delle mucche, etc. sono mostrati come a dire “avete visto, mica ci avevate pensato”. Per quanto possa essere figa una tecnologia ICT presentata ci sarà sempre uno che si alzerà e vi domanderà “ma la sicurezza? e la privacy? ci avete pensato? come la proteggete?”


il chair timido: il chair di una sessione ha l’ingrato compito di presentare i relatori, di far rispettare i tempi, e purtroppo per lui … seguire le relazioni. Non può distrarsi con facebook o con Ruzzle. Una legge non scritta vuole che alla fine di una relazione noiosa o troppo dura da capire laddove nessuno osa alzare la mano debba essere il chair a fare una domanda. Nessun relatore può andar via senza almeno una domanda, poiché tornato a casa potrà dire che gli sono state rivolte domande e alla richiesta di precisazioni potrà rispondere senza mentire “qualche domanda, non ricordo quante, meno di dieci”. Il chair è dunque una figura essenziale e deve incutere timore ed esprimere prestigio. Purtroppo essendo il chair spesso un nerd come gli altri soffre di alcune sindromi come l’incapacità di farsi notare. Ciò e specialmente grave quando la relazione va avanti oltre il tempo stabilito. Il chair timido non riesce a far vedere il suo fogliettino con la scritta “time over” al relatore, non osa alzare la voce perché non gli è connaturato e naturalmente non si sbraccia perché chissà cosa potrebbero pensare gli altri. A causa di ciò alcuni relatori iper-verbosi sforano di 15 minuti senza problemi.

Annunci