A mining cart, Le Regourdou, Montignac, Dordog...
A mining cart, Le Regourdou, Montignac, Dordogne, France. (Photo credit: Wikipedia)

DISCLAIMER: qui si riportano stime e valutazioni fatte con gli strumenti online riportati nei link e valide solo alla data del post. In nessun modo vanno intese come un suggerimento al mining e l’autore non è responsabile delle scelte che i lettori eventualmente faranno sull’acquisto di sistemi di mining.

 

Il mining è il modo in cui la rete Bitcoin premia coloro che mettono la loro capacità di calcolo al servizio delle transazioni. Circa ogni 10 minuti viene chiuso un blocco di transazioni e chi riesce a chiuderlo ha un premio pari a 25BTC in un certo senso generati dal nulla. In passato erano 50, ma con il passare del tempo saranno ridotte in modo che il numero totale dei BTC in circolazione non superi la cifra di 21M circa. Questo serve a tenere l’inflazione sotto controllo o meglio a zero. Al controvalore odierno di circa 100EUR=1BTC si capisce che stiamo parlando di circa 2000EUR di incentivo e non è poco. Ma il punto è se è ancora conveniente per un singolo utente usare il suo PC per minare Bitcoin. A dire il vero se ci affidiamo alla capacità della nostra CPU qualunque essa sia, la risposta è no. Infatti la difficoltà del proof-of-work oggi è tale che l’energia spesa in CPU sarebbe molto più costosa del controvalore ottenuto chiudendo un blocco di transazioni, sempre che si riesca a chiuderne almeno uno. Invece che cercare di chiudere un blocco da soli, un modo più pratico è quello di iscriversi ad un mining pool. Ci si iscrive ad una community online, si mette a disposizione il proprio hardware e in funzione della percentuale in cui si contribuisce si riceve una percentuale dei coin “minati”. Il mining consuma energia e bisogna capire se ne vale la pena. Il sito http://www.bitcoinx.com/profit/ fornisce un calcolatore per verificare la sostenibilità della propria attività di mining. Facciamo degli esempi:

CPU

un Core2 Duo riesce a produrre circa 150Khash/s, supponendo di aver speso 500EUR per il nostro hardware e che consumi 100W con un costo energia di 0,15 EUR a kilowattora secondo il calcolatore di cui sopra oggi (1BTC=100EUR, Difficoltà=12,153,412) in un periodo di tre mesi spenderei 32EUR di energia elettrica per ricavare l’equivalente di 0,07EUR circa. Quindi è escluso che convenga usare la CPU.

GPU

I nostri PC però sono dotati di processori grafici ad alte prestazioni, le GPU, che guarda caso possono parallelizzare benissimo questi calcoli. Una GPU come la GeForce 9400 ottiene un 1.3MHash/sec. Secondo gli stessi calcoli di cui sopra otterrei circa 0,6 EUR in tre mesi. Sempre troppo poco.

FPGA

Nell’escalation dell’hardware troviamo dei sistemi FPGA appositamente programmati per lo scopo come [http://fpgamining.com/products/x6500-rev3]. In tal caso otteniamo 400MHash/sec con 17W di consumo. Qui le cose cambiano drasticamente, in un periodo di tre mesi la proiezione dice un costo di circa 6EUR di bolletta elettrica a fronte di 140EUR di controvalore in Bitcoin.

ASIC

Infine ci sono gli ASIC  come questo, ossia circuiti integrati progettati per fare hashing. Con questi si arriva fino a 50GHash/sec, il costo dell’hardware dedicato è di circa 2500EUR in grado di produrre circa 2BTC al giorno per un controvalore totale di oltre 17000EUR nel periodo di tre mesi. Certo però bisogna stare attenti al fatto che il costruttore non dichiara quanto consuma la bestia e inoltre se i tempi di consegna sono lunghi nel frattempo aumenta la Difficoltà e quindi cala la probabilità di minare nuovi Bitcoin.

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